L'amarezza per la pole mancata al sabato torna attuale dopo 70 giri del Gran Premio d'Ungheria nei quali Kimi Raikkonen ha corso da gigante. Veloce e leale, consapevole delle necessità del team e fin dove poter rischiare. Il rammarico per quanto accaduto in qualifica, l'errore che sente essergli costato la pole, si lega a un altro interrogativo: cosa sarebbe successo con un giro in più in pista prima del pit-stop? Ragionamenti col senno di poi, utili relativamente, un dubbio che lo stesso Kimi ha subito riportato entro i confini sottolineando come il team ha la visione completa della corsa, di cosa fanno gli avversari, e parole di rito.

Era l'unica vera chance per saltare davanti a Vettel, 7 decimi appena al rietro in pista tra i due, un soffio. Da lì, la necessità di controllare Hamilton e sperare in un Sebastian che non lo rallentasse troppo. Alla fine raccoglie un altro secondo posto, come a Monaco ma senza dubbio privo di quella delusione per come maturò il risultato. «Sono partito bene, entrambi abbiamo fatto due partenze simili ma ho potuto sfruttare la scia e frenare leggermente più tardi in curva 1, ovviamente non avrei forzato. Avremmo lottato ma in modo leale. Da lì in poi non c'è stato molto che potessi fare. Ho avuto una macchina ottima, come ieri, ma il mio errore non è stato d'aiuto.

L'occasione più grande è stata in partenza, nel primo stint eravamo in modalità di sicurezza perché guadagnavamo su Mercedes, poi ho preso Sebastian di nuovo verso la fine dello stint e quando è rientrato avevo un'ottima velocità e sarei potuto restare fuori più a lungo. Immagino ci siano dei motivi, forse le Mercedes si erano fermate prima, le gomme fresche e cose così. Ovviamente non sapevo cosa stesse accadendo detro di noi, devo fidarmi di quel che mi dice il team, che ha il quadro complessivo della situazione. Devo dire che la macchina è stata fantastica».

Le priorità del team sulle ambizioni personali sono sintetizzate al meglio da Kimi: «Sappiamo, da compagni di squadra, cosa dobbiamo fare e come ho detto sono scattato bene verso curva uno, tra compagni possiamo lottare ma lasciamo probabilmente un po' di spazio in più senza forzare la questione come faremmo contro altri.

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Alla fine era chiaramente una gara da doppietta e posso solo guardare a quanto fatto in qualifica e dispiacermi. Abbiamo un piano come team ed è una partita corretta. Seb è stato primo ieri (sabato; ndr) ed è scattato primo, ovviamente l'obiettivo era di essere primo e secondo quale che fosse l'ordine. Non fa alcuna differenza (nella condotta più o meno aggressiva in gara per provare l'attacco; ndr) che ci fosse il presidente qui. A esser sincero non l'ho visto se non dal podio, finora non ho avuto tempo».

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