Il 29 luglio Fernando Alonso ha compiuto 36 anni. Ha esordito in Formula 1 nel 2001 con Minardi, ottenendo un decimo posto come miglior risultato stagionale, Quasi 300 gran premi dopo, con due titoli mondiali, 97 podi e 32 vittorie in palmares, Nando è tornato a lottare per le stesse posizioni degli esordi

Non è una novità, purtroppo. L’asturiano non vince una gara dal 2013 e da quando corre con McLaren non è mai salito sul podio. Una situazione tanto frustrante da costringerlo a cercare salvifiche boccate d’aria a Indianapolis, senza escludere ritiri o cambi di casacca a fine stagione. Però Nando è contento. A metà stagione vede il bicchiere mezzo pieno. Perlomeno a livello personale.

“Come team non possiamo essere felici della stagione fino ad ora – dice Alonso -. Lo scorso anno accedevamo normalmente alle Q3 e la nona decima posizione era accessibile, mentre quest’anno stiamo soffrendo di più. Ma sul piano personale ad oggi è stata una stagione molto molto buona”. 

Alonso è ormai da tempo rassegnato alla situazione. Non ha il materiale per essere competitivo, è un campione neutralizzato come ha detto Zack Brown. Un toro cui hanno spezzato le corna. E dunque trova conforto nell’affetto dei fans, vedi il bagno di folla in Canada, e nella consapevolezza di essere tanto veloce quanto incolpevole. 

“Con le nuove monoposto sono stato nuovamente in grado di tornare al mio stile di guida. Mi sento molto più competitivo rispetto alla scorsa stagione”. Il sesto posto centrato in Ungheria è stato il miglior risultato ottenuto dal GP degli Stati Uniti 2016. “Sono andato alla Indy 500 ed è stata una bella esperienza, inoltre il mio circuito di go-kart sta andando alla grande. Quindi è stata una prima metà di stagione fantastica”. Dice l'uomo che ha costruito un museo per celebrare i propri trionfi.