“Prost non vuole correre contro di me sulla stessa macchina. Sa che sarebbe dura. Ed è triste perché qui si parla di business ma anche di sport”. Sabato 29 agosto 1992: a parlare è Ayrton Senna, dal paddock di Spa-Francorchamps, riferendosi al rientro del suo grande avversario dopo l’anno sabbatico. 

Il giorno dopo si corre il Gran Premio del Belgio, quintultimo appuntamento di una stagione tormentata per la McLaren, cronicamente dietro alle Williams di Nigel Mansell e Riccardo Patrese. A Spa il britannico, a fine stagione campione del mondo, conquista la decima pole stagionale, proprio davanti a Senna. Dalla seconda fila scatta Michael Schumacher, giovane rampante della Benetton, che proprio l’anno prima in Belgio aveva esordito in Formula 1 con la Jordan. Ha solo 23 anni ma nessun timore reverenziale nei confronti dei campioni che lo precedono e nelle prime dieci gare stagionali è salito sul podio cinque volte. 

A Magny Cours Schumacher era stato aspramente rimproverato dal campione brasiliano, furioso per essere stato tamponato alla prima curva: Senna gli aveva puntato l’indice sotto al naso e a Schumi aveva chinato la testa, reo di lesa maestà. Tra i due c’erano già stati altri screzi e in Brasile il tedesco aveva criticato pubblicamente Senna accusandolo di averlo rallentato. Ormai è lotta senza quartiere

E a Spa Senna scatta subito in testa ma viene ripreso poco dopo dai piloti Williams. Inizia a piovere e il balletto dei pit-stop scompagina le carte: Senna rimane in pista sperando che l’asfalto possa asciugarsi in fretta e quando decide di rientrare è ormai troppo tardi. Finalmente la pista si asciuga e tra i primi a rientrare per rimettere le slick c’è proprio Schumacher, mentre le Williams esitano. Un’esitazione fatale: il giovane tedesco si ritrova al comando e vince la sua prima gara in carriera davanti a Mansell, Patrese, il compagno di squadra Brundle e Senna. 

“Non posso descrivere le mie emozioni – dice il vincitore fradicio di champagne durante la conferenza stampa post-gara -. Oggi quando ero nel mio motorhome mi sentivo che avrei potuto vincere questa gara. E sono felice di aver vinto non perché gli altri hanno fatto incidenti o avuto problemi alla macchina. Ho vinto questa gara da solo”. Altri 90 primi posti sarebbero seguiti e Schumacher sarebbe diventato il pilota più vincente nella storia della Formula 1.