Perché no? Perché non portare la Formula 1 sulle strade di Woking? A parte l’enorme impegno economico e sociale per realizzare le infrastrutture, riasfaltare e riadattare le strade, realizzare le barriere, costruire le tribune, pagare i diritti e ottenere l’approvazione della FIA, non vediamo ostacoli alla nostra visione”. Il visionario che ha pronunciato queste parole è Jonathan Neale, capo di McLaren Techonology Group. Il marchio inglese ha infatti lanciato una scherzosa provocazione, rendendo pubblica l’idea di correre un gran premio di Formula 1 sulle strade di casa. 

L’ipotetico tracciato cittadino, vedi l'immagine, sarebbe lungo 4,85 km, con 18 curve e un lungo rettilineo su Maybury Road, la via dello shopping di Woking, dove le monoposto potrebbero raggiungere velocità massime prossime ai 320 km/h. Una Montecarlo in stile british (tra l'altro a Woking c'è anche il casinò), insomma, nonché un ritorno ai tempi dei circuiti urbani, ambito in cui la Gran Bretagna vanta una lunga tradizione e non solo motociclistica. Fino al 1990 sulle strade di Birmingham si correva la Formula 3000.

L’idea, tanto entusiasmante quanto irrealizzabile, è nata ripensando all’esibizione di Mika Hakkinen del 1998, quando il finlandese portò sul pavé cittadino la MP4/13 con cui vinse il primo dei suoi due titoli mondiali.E’ stato Mika a pilotare per primo una F1 qui – ha detto Zak Brown – O meglio a guidarla. Piano. Per Mika deve essere stata una sofferenza, non ha mai guidato piano in vita sua. Quell’evento è stato una scintilla che ha acceso un fuoco divenuto un sogno, convertitosi in un’idea: ospitare un Gran Premio di Formula 1 a Woking”. 

Organizzare un Gran Premio di Formula 1 è un’impresa titanica, a partire dai costi. Molti ricorderanno il braccio di ferro tra Ecclestone Aci e Monza per salvare il GP d’Italia: l’allora padrone del Circus non voleva concedere sconti e il tracciato brianzolo avrebbe dovuto pagare l'esorbitante cifra richiesta dalla FOM come tutti gli altri. Cifre esorbitanti, Tanto che Silverstone, seguendo l'esempio di Sepang, ha recentemente attivato la clausola di rescissione: nel 2019 potrebbe corrersi l'ultimo GP. Proprio mentre piloti e monoposto si esibivano per le vie di Londra tra l'entusiamo dei cittadini, realizzando quel tipo di promozione cui i nuovi proprietari americani ambiscono. 

“Le perdite sono consistenti – aveva dichiarato alla viglia dello scorso gran premio il presidente della British Racing Drivers Club John Grant -, si è raggiunto il limite. Basta, impossibile pensare ancora che la nostra passione per lo sport prevalga sulla ragione. Ci sono state perdite per 2,8 milioni di sterline nel 2015, 4,8 nel 2016. E quest’anno ci aspettiamo un passivo molto simile”.

Alla luce di ciò, anche se nel comunicato McLaren non se ne fa menzione, appare piuttosto chiara la volontà da parte del team inglese di lanciare un segnale a Liberty Media: salviamo il GP di Gran Bretagna