Gerhard Berger non ha mai cinto l'alloro di campione di Formula 1. Dieci gran premi vinti, due volte terzo in classifica generale, entrambe le volte con Ferrari, la Scuderia con cui ha corso sei stagioni: abbastanza per ritagliarsi un posto importante sul “wall of fame” di Maranello e per lasciare un ottimo ricordo a tanti tifosi delle Rosse. Perché oltre a essere stato un ottimo pilota è sempre stato un irrestistibile viveur. Ora ha 58 anni ed è al timone del DTM, il campionato turismo tedesco, per cui ha in serbo grandi progetti. 

Estimatore della Formula 1 vintage ha recentemente partecipato alla realizzazione di Ferrari 312B, il docufilm nelle sale dal 9 all’11 ottobre, omaggio alla splendida monoposto progettata da Forghieri per la stagione 1970 e recentemente riportata in vita da Paolo Barilla. 

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente alla vigilia del weekend di gare del Red Bull Ring, nella natia Austria. L’attacco è di quelli che mettono a proprio agio: “E’ un piacere fare questa intervista con Autosprint, era uno dei miei magazine preferiti quando correvo”.

Parentesi autocelebrativa a parte chiediamo subito a Gerhard di dirci qualcosa in più sul suo coinvolgimento nel progetto 312B, di cui fanno parte campioni come Ickx, Lauda, Stewart e Hill. “L’anima e la storia Ferrari diventano sempre più importanti e ogni vettura rappresenta qualcosa di speciale. Sono auto bellissime, auto di successo. Ferrari fa parte del mio cuore, dopo Schumacher sono uno dei piloti che ha corso più gare con la Scuderia. E provo bellissime sensazioni sia con le vetture dei miei tempi che con quelle della generazione precedente, come la 312B. Ed è bellissimo che ci siano persone interessate a far rivivere auto come questa”.

 

La 312B è stata la monoposto di Ickx, Regazzoni e Andretti. Berger è arrivato 15 anni dopo, in un’epoca già completamente diversa e non ha ancora avuto modo di sedersi nell’abitacolo della capostipite delle Ferrari anni ’70: “Purtroppo non l’ho mai pilotata, sto ancora aspettando di provarla (ride, Ndr). Ho pilotato la Lotus di Jochen Rindt e anche parecchie vecchie Ferrari, sono un grande fan delle auto anni ’60 e ’70 e quando guidi quelle macchine provi sensazioni incredibili”. 

Tanto incredibili quanto pericolose, vedi il rogo di Imola di cui Berger fu protagonista nell'89: “La più grande differenza tra le vecchie Formula 1 e le nuove riguarda principalmente i materiali costruttivi. Negli anni ’70 c’erano chassis in alluminio, mentre negli anni ’80 arrivarono quelli in composito. Che ci salvarono la vita: negli anni ’70 ogni anno perdevano la vita uno o due piloti; grazie ai nuovi materiali molti di noi sopravvissero”. 

 

Trionfi e tragedie che hanno contribuito a rendere quel periodo leggendario: “Sono nato con la Formula 1 anni ’80 ma penso che l’apice si sia raggiunto a cavallo tra gli anni ’60 e ’70: quella per me è l’epoca d’oro, perché le macchine erano spettacolari e veloci. Ma era il pilota a fare la differenza. Nella Formula 1 contemporanea è la tecnologia a fare la differenza”. 

Dall'epoca d'oro all’era ibrida, con la sola Ferrari in grado di contrastare lo strapotere Mercedes: "Sono felice che finalmente ci sia un duello in Formula 1, dopo che per anni abbiamo visto un monologo Mercedes. Abbiamo bisogno di vedere una Ferrari competitiva. E finalmente è tornata a vincere. Conosco benissimo Sebastian e so di cosa è capace fin da quando abbiamo lavorato assieme in Toro Rosso. Non sappiamo chi vincerà e questo è ottimo anche per i fan”.

Berger è un austriaco innamorato dell’Italia e nel suo progetto di espansione riguardante il Dtm vorrebbe un marchio italiano in pista contro le tedesche. Non un Cavallino ma un Biscione: Ora il mio più grande desiderio sarebbe avere gli italiani coinvolti nel DTM. Sognerei che fosse Alfa Romeo perché porterebbe colore ed emozioni nel DTM e porterebbe Alfa dove dovrebbe essere. A lottare in pista. In Germania è da sempre un marchio premium: ero un ragazzino quando guardavo le Alfa nelle gare in salita battere le Bmw. E vorrei che tornasse a correre e a mostrare la sua sportività. Penso che al momento stiano facendo auto bellissime”.   

Infine una domanda difficile per uno che ha corso contro piloti come Senna, Prost, Schumacher. Chi è il migliore di tutti i tempi? Senna. E’ una domanda facile. Perché il connubio tra velocità, talento, strategia, professionalità, disciplina, personalità e charme erano uniche. In ognuna di queste era vicino alla perfezione”.