Ha un conto aperto con Sepang, Lewis Hamilton. Il ritiro dello scorso anno mandò in frantumi le speranze di titolo e l'obiettivo è di congedarsi dalla Malesia tornando a vincere, affermazione che manca dal 2014 per l'inglese e la Mercedes. Giornate che precedono il week end di gara destinate agli incontri con gli sponsor, in casa del fornitore di benzina e oli, Petronas. Da Kuala Lumpur, Lewis commenta l'uscita dal calendario di Sepang, causa costi esorbitanti e scarso appeal esercitato dalla Formula 1, senza contare la concorrenza del terzo appuntamento asiatico, Singapore, ad aver eroso una buona fetta delle presenze di pubblico alla periferia di Kuala Lumpur.

«E' triste pensare che sarà l'ultima gara in Malesia. E' quella più impegnativa per la macchina e per il team, stanno eliminando uno dei gran premi più duri della stagione - se non il più duro in assoluto - e sarà difficile rimpiazzarlo». Clima tropicale, umidità record e caldo torrido, è il mix che rende Sepang la sfida sul piano atletico più impegnativa dell'anno. 

Un'altra sfida, per il titolo mondiale, è sul tavolo. Hamilton-Vettel, un confronto che vede pendere l'ago della bilancia deciso in una direzione dopo oscillazioni contenute in valori da "zero virgola", tanto ristrette sono state prima di Singapore. Della lotta con Sebastian, Lewis dice: «E' senza dubbio importante rispettare le persone con le quali sei in competizione. Sebastian è un atleta incredibile ed è realmente uno dei migliori piloti che abbiamo visto in Formula 1. Ma è fantastico aver scoperto alcune delle sue debolezze quest'anno e sono grato per l'ultima. Vuoi vincere perché ti ritieni il migliore e perché hai lavorato più duramente». Debolezza di nervi che ha visto in Baku il momento massimo.

C'è il quarto titolo mondiale da mettere in bacheca per Lewis, che guarda al futuro, quando non sarà più la Formula 1 il suo mondo: «Si è parlato di un mio ritiro e non c'è dubbio che l'abbia anche pensato e ci sono stati momenti nei quali ho pensato ci fossero altre cose che volevo fare. Poi, però, sei nel pieno della battaglia e la amo più che mai. E' la sensazione più grande di sempre, perciò continuerò più a lungo possibile e vedremo cosa riuscirò a fare. Se guardi a tutti i piloti di Formula 1 del passato, ti trovi sotto i riflettori, sei in cima al mondo, poi è tutta una discesa. Non guadagni gli stessi soldi e non ci sono tutte le enormi opportunità che avevi perché facevi parte di quel mondo. Negli ultimi 5 o 6 anni ho provato a lavorare su quel che mi piace all'esterno dello sport, in modo che una volta smesso potrò andarmene e avere ancora altre cose da fare».

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