“Andiamo Alonso! Ma veramente? Pensavo fossi meglio di così”. Giro 48 del GP di Malesia: Sebastian Vettel è una furia Rossa. Partito dal 20° posto della griglia di partenza in seguito ai problemi meccanici che non gli hanno consentito di disputare le qualifiche, Seb ha metodicamente rimontato posizioni fino a trovarsi al quarto posto. Alle spalle di Daniel Ricciardo, mentre Max Verstappen gli regala una scintilla di speranza mettendosi alle spalle Lewis Hamilton. 

Vettel fiuta il posteriore dell’australiano; anche grazie alla differenza di mescola, il ferrarista ha macinato giri veloci, divorando l’enorme distacco che lo separava dalla Red Bull. Vettel ha guadagnato su Ricciardo 1.40 secondi al giro 41, 0.81 al giro 42, 0.83 al giro successivo e 1.38 al giro 44. Poi l’intoppo Alonso: Ricciardo infila la McLaren alla curva 1, ma l’asturiano non lascia passare agevolmente Vettel. Che nella foga della lotta non la prende bene, mandandolo anche a quel paese con la mano dopo averlo sorpassato alla curva 4. E’ l’apice della gara di Vettel. Ricciardo vede la SF70H attaccata al posteriore, una situazione inimmaginabile alla partenza. Tanto che il muretto Red Bull gli ricorda, poco prima, “Stiamo lottando per il podio”. Della serie: spingi o questo ti prende. 

L’unica possibilità per il tedesco si è presentata al giro 49, alla staccata della curva 1: ma Ricciardo “allarga i gomiti” costringendo Vettel a desistere. Seb ha ormai portato la sua vettura al limite, a partire dalle gomme: il suo ingegnere di pista, Adami, scandisce alla radio “Attack now. Attack now”. Ossia ora o mai più. Ma non si presentano altre occasioni e Vettel inizia a cedere terreno, costretto ad accontentarsi di un clamoroso quarto posto. "Tutto sommato sono contento del risultato, ma sarebbe stato bello salire sul podio" commenta Seb a fine gara. 

Inutile fare la storia con i “se”. Ma è ovvio che entrambe le Ferrari a Sepang avevano le performance per vincere: "Io avevo delle buone sensazioni in macchina. Quando avevo bisogno di spingere per tirare fuori qualcosa in più dal motore, forse ero ancora un po' tropo lontano da Ricciardo. Ho avuto forse una mezza occasione per passare, ma ero già troppo avanti nel rettilineo per riuscirci. Credo che la nostra macchina fosse la più veloce ed è un peccato che Kimi non abbia potuto correre oggi. Non è stato un grande weekend se si guarda al risultato, ma la velocità della SF70H è promettente”. 

Nessuna rivincita dopo Singapore, dunque, ma il valore sportivo della rimonta di Vettel rimane, così come quello strategico: Hamilton incrementa il proprio vantaggio in classifica ma il fronte ha tenuto. Per Ferrari non è stata una Caporetto anche se il cumulo di guasti getta ombre inquietanti in vista di Suzuka: “Non so se il problema che ha avuto Kimi oggi sia stato lo stesso che ho avuto io ieri, ma di solito le cose vanno bene dal punto di vista dell'affidabilità, quindi è dura da accettare”.

Infine un commento sull’incidente con Stroll, ultima emozione a traguardo già tagliato, con Vettel che viene colpito mentre passa all’esterno la Williams. Un impatto abbastanza violento da strappargli la ruota posteriore sinistra: “Credo che in quel momento non stesse guardando dove stava andando, è molto semplice”.  Il contatto è stato posto sotto investigazione ma gli steward hanno concluso di "archiviare il caso". 

GP di MALESIA: L'ORDINE DI ARRIVO