Il fatto che dalla pausa estiva in poi Valtteri Bottas non sia riuscito a ripetere prestazioni simili a quelle della precedente parte di stagione, è stato l'argomento della prima domanda posta al pilota finlandese nel corso della conferenza stampa con i piloti che si è tenuta a Suzuka come ogni giovedì pregara. Si puntualizza in particolare come questo sia forse il momento più difficile della sua carriera, come lo stesso Bottas aveva dichiarato all'indomani del GP in Malesia.

«Credo che la cosa principale sia che io voglio fornire prestazioni all'altezza - risponde Bottas - e che voglio centrare gli obiettivi che mi sono fissato personalmente; e di certo ultimamente non li sto centrando. Penso che la mia sensazione dopo la gara non era così positiva. Sicuramente è un momento molto complicato, perché la macchina è molto buona, ha un grande potenziale che può portare a grandissimi risultati, e invece non riesco a sfruttarlo».

Forse ora la W08 è più difficile da guidare, rispetto a inizio anno quando hai anche ottenuto delle pole? «Credo che i compromessi che sono stati necessari per noi in alcuni circuiti, per entrare nella giusta finestra di esercizio, a volte sono stati piuttosti difficili da aggirare, per così dire. Credo che Lewis sia riuscito a estrarre un po' meglio il potenziale della macchina con un assetto più complicato. È una questione anche di stile di guida che fa la differenza, e anche capire di cosa hai bisogno, di imparare anche nei weekend più difficili. Nel complesso non sono cose enormi, sono cose piccole, ma qui i dettagli fanno la differenza: cambiare alcune piccole cose nella guida. A volte può essere una sfida difficile e comporta che un pilota non si senta sempre a suo agio, in modo naturale. È questa sostanzialmente la situazione».

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«Ma so che tutti questi weekend difficili mi hanno fatto imparare tanto - prosegue Valtteri - e mi possono far migliorare tanto. Come ad esempio proprio la gara in Malesia: ci sono state tante domande alle quali abbiamo dovuto rispondere (si riferisce al lavoro con i tecnici del team, ndr) e abbiamo ottenuto tante risposte alle mie domande, e quindi dobbiamo cercare di lavorare sodo nei dettagli con gli ingegneri, cercando di capire. Io sicuramente ho imparato tantissimo dall'ultimo weekend e quindi c'è sempre un aspetto positivo». Parlando di questi dettagli, quando guardi i dati, c'è sempre qualcosa da imparare da uno come Lewis Hamilton? «Certo! Da ogni compagno di squadra si può sempre imparare qualcosa, da ognuno di loro. In ogni circuito c'è sempre una cosa o due che puoi "prendere" dal tuo compagno. Specialmente da un pilota così esperto ed estremamente veloce come Lewis».

Sei stato molto aperto e sincero nel descrivere i tuoi problemi attuali, ma non hai paura che ti stai anche un po' troppo denigrando da solo, in pubblico? «Non sono interessato, onestamente, a quello che dice la gente in pubblico. Come ho detto prima, io conosco i miei obiettivi, quelli che mi sono prefissato, e se non li centro non sono contento. È un momento complicato, ma io sono sempre molto onesto con me stesso. Se posso guardarmi allo specchio e trovare un piccolo modo per migliorarmi, se posso individuarlo, lo farò, riuscirò a migliorarmi in un modo o nell'altro. Sono reduce da alcune gare difficili, dalle quali però devo imparare parecchio. Specialmente dalla Malesia. Ma ormai è passato, sono qui e devo guardare avanti».

Gli viene puntualizzato che trovare un pilota che parla pubblicamente dei problemi personali che sta vivendo è stata una sorpresa per alcuni. Al che Valtteri risponde: «Mah, io dico sostanzialmente le cose come stanno. Sono abituato così. Non ero contento, tutto qui». Tuttavia c'è ancora qualcuno che non ha capito che in Malesia le due Mercedes avevano set-up diametralmente opposti, e così chiede se non siano problemi di telaio ad aver determinato il mezzo secondo di differenza e non sia il caso di sostituirlo. 

«Credo che se il team avesse trovato un problema con il telaio, abbia la tecnologia per risolverlo. Se ci sono dei problemi al telaio, io mi affido al team: sono loro che devono dirmi se la macchina è in buone condizioni o no. Io mi fido di loro. Comunque avevo già fatto delle domande, dopo la pausa estiva, quando in Belgio ho avuto prestazioni non eccezionali sia in prova che in gara. Abbiamo discusso delle cose che potevano condizionarmi e volevo assicurarmi che gli "strumenti" che mi mettono a disposizione fossero i migliori. Ma come ho detto, mi affido totalmente al team».