In seguito alle libere 2 del GP d’Austria, Lewis Hamilton, costretto a terminare anticipatamente la sessione disse: “Sono certo che gli spettatori non immaginino che oggi in Formula 1 abbiamo ancora le candele…parliamo di motori così complessi!”. Ma era solo venerdì e per il britannico era lecito buttarla quasi sul ridere. 

Non ride affatto Sebastian Vettel, costretto al ritiro durante il 4° giro del GP del Giappone. L’ultima chiamata, quella da non sbagliare per mantenere vivo il sogno mondiale. Invece una candela, non certo uguale a quelle delle macchine di serie, ha tradito il pilota Ferrari nel momento decisivo. Durante il giro di formazione la SF70H del tedesco non va come dovrebbe; Vettel si posiziona sulla seconda piazzola della griglia, parte alle spalle di Hamilton e in pochi istanti si consuma il dramma. Verstappen lo sorpassa al tornantino, poi Ocon, Ricciardo e Bottas si avventano sulla Rossa sempre più impotente. 

Al secondo giro entra la safety car, per consentire la rimozione della Toro Rosso di Sainz, mentre Vettel gracchia via radio “ho ancora lo stesso problema”. Alla ripartenza è evidente quanto la gara di Vettel sia definitivamente compromessa, sorpassato anche dalla Force India di Perez. “Box, Sebastian, box - comunica l’ing Adami al pilota -. Ritiriamo la macchina”. Seb torna al box ma non scende dalla vettura, si cerca di capire se possibile rimandarlo in pista. Ma ormai è andata.

Col volto scuro di delusione Vettel commenta, mentre Hamilton si avvia verso una vittoria decisiva: “Abbiamo avuto un piccolo problema che poi ha causato un problema più grande. Non avevamo potenza già dal giro di formazione così come in partenza. Abbiamo cercato di resettare il sistema per ritrovare la potenza, ma non ci siamo riusciti. Si è verificato un problema di accensione, adesso dobbiamo capire perché si è verificato e non potevamo risolvere il problema dal muretto dei box restando in pista. Già in partenza non avevo la potenza normale, e questo lo avevo notato sin dal giro di formazione. Abbiamo cercato di restare in pista ma non avremmo potuto fare molto. Purtroppo oggi non era la nostra giornata”.

I tre gran premi d’oriente sono state un disastro per la Ferrari, una sequenza di colpi da Ko: E’ ovvio che la rincorsa al titolo adesso sia compromessa – dice Vettel stizzito ai microfoni di Sky -, non bisogna essere un genio della matematica per capirlo. Quello che dobbiamo fare adesso, l'ho detto anche ai ragazzi del team, è tornare a casa e riposarci. I meccanici sono stanchi, l’intero team è stanco, dobbiamo riposarci. Abbiamo ancora una chance, anche se purtroppo non dipende più da noi”. 

Il team principal della Scuderia Ferrari, Maurizio Arrivabene, aveva definito il GP di Malesia "la gara più difficile dell'anno". Tuttavia Suzuka potrebbe scalzare, o perlomeno affiancare, Sepang dalla vetta. Dopo la bandiera a scacchi, mentre Hamilton solleva il trofeo sorridendo, Arrivabene precisa: "Si è trattato di una candela che s’è rotta insieme alla bobina. Dobbiamo fare analisi precise su quanto è successo".

Il team principal ha stretto a sé Vettel nei box in un abbraccio consolatorio: "Quell’abbraccio voleva dire 'questa è andata così e non molliamo. La macchina, al di là dei componenti che ci hanno lasciato a piedi è buona e andremo avanti fino alla fine. La squadra è giovane, dobbiamo stringere i denti e andare avanti".