Mettiamolo subito in chiaro: non è certo in questa gara giapponese che si è "perso il mondiale" da parte di Ferrari e Vettel. Ma da Suzuka si va via con un gap di punti (59) che taglia le gambe a qualsiasi realistica speranza di recupero, sebbene la condanna matematica debba ancora arrivare quando mancano 4 gare alla conclusione della stagione. Anche perché non si può ignorare che pur con una monoposto valida - un merito che non può essere bellamente dimenticato nel giudicare l'attuale squadra Rossa - da Monza in poi si è raccolto pochissimo.

Tanti piccoli sbagli, errori di guida o di preparazione che hanno compromesso gare che dovevano - e potevano - andare in tutt'altra maniera. Spesso questioni banali difficili da digerire, e proprio questa gara a Suzuka ne è l'esempio: l'avaria a una candela e/o alla relativa bobina, è un problema talmente "stupido" che diventa perfino improprio parlare di affidabilità. Il che non toglie, anzi aumenta la frustrazione di essersi allineati in griglia già con la macchina non in condizione di permettere a Sebastian Vettel una seppur minima difesa (anzi, già tanto che abbia mantenuto la seconda posizione al via) portandolo a prendere la via dei box dopo soli 4 giri.

Da apprezzare comunque le parole di Seb a fine gara, che non ha criticato la squadra ma anzi quasi elogiato i propri meccanici, evidenziando come la trasferta asiatica sia stata molto dura e quindi abbiano bisogno di riposo. Di sicuro non si può negare abbiano lavorato parecchio… Chiudiamo su Vettel segnalando come a fine gara sia stato richiamato ufficialmente (reprimenda) per aver saltato la cerimonia dell'inno prima del via, e come ci sia stato un momento "caldo" tra la sua addetta stampa Britta Roeske e i giornalisti inglese, perché Seb se n'era già andato.

Condizionata invece non solo dall'arretramento in griglia per le penalità, ma in misura ancor maggiore dal fatto di essere stato mandato fuori pista al primo giro da Hulkenberg, è stata la gara di Kimi Raikkonen. È poi riuscito a risalire fino al 5° posto, ma non è mai stato davvero "in gara", anche perché dopotutto i primi quattro sono racchiusi in poco più di 10 secondi: difficile inserirvisi quando hai tutti questi handicap.

All'opposto, troviamo Lewis Hamilton che tiene in pugno una gara in cui oltretutto sarebbe risultato più vulnerabile del previsto, dati i problemi che ha avuto con le gomme (specialmente quando si sono raffreddate durante le safety car - una normale e due virtuali) e con qualche vibrazione anomala dal motore sul finire. Ma grazie alla "complicità" più o meno volontaria di Bottas e di Alonso, è riuscito a non farsi attaccare sul serio da Verstappen prima della bandiera a scacchi.

Max Verstappen sembra aver finalmente interrotto la sua serie negativa: guida alla grande ma senza più esagerazioni, e in più la RB13 lo asseconda senza più cedimenti. Che si può dire di più? La prestazione della Red Bull viene oltretutto completata sul podio (il primo per lui qui) da Daniel Ricciardo, che si è accontentato di difendere la posizione da Valtteri Bottas, 4° per 9 decimi. C'è stata qualche polemica per come il finlandese avrebbe bloccato Verstappen quando era in scia al compagno di squadra: però c'è da dire che Valtteri era 1° con gomme ormai usurate (le soft del via), Lewis ha chiesto di farsi da parte perché con le gomme fresche era più veloce, e a quel punto si è spostato e accodato. Sfortuna per Max che questo sia successo alla chicane e dunque non abbia potuto approfittarne, ma c'è anche da dire che il finlandese non ha mai fatto vere manovre ostruzionistiche.

Malaugurato per Max anche il doppiaggio a pochi chilometri dal traguardo su Fernando Alonso. Lo spagnolo ha lasciato l'interno al tornantino, con Hamilton preciso nell'entrare quando invece Verstappen si è ritrovato la McLaren in traiettoria a curva ormai finita. Anche qui non c'è stata una vera intenzionalità/cattiveria: Fernando avrebbe dovuto davvero frenare per dare spazio all'olandese, ma stava lottando con Massa per l'ultima posizione a punti dopo essere partito ultimo per le penalizzazioni. Anche in questo caso più che di un vero ostruzionismo si è trattato di aver spezzato il passo di Verstappen, che per questo ha vista compromessa la possibilità di attaccare davvero Hamilton. Alonso ha poi ceduto la traiettoria a Max subito una curva dopo, ma in generale la direzione gara ha ritenuto che abbia aspettato troppo a far passare i due leader (le segnalazioni blu erano esposte da quasi un giro) e pur con le attenuanti gli hanno in seguito affibbiato una reprimenda e due punti licenza.

Detto di Felipe Massa riuscito a classificarsi decimo, mentre Lance Stroll ha avuto uno strano problema alla ruota anteriore destra, va menzionata la buona prestazione di squadra da parte di Force India e Haas. La prima ha piazzato Esteban Ocon e Sergio Perez primi tra tutti gli inseguitori (6° e 7°) con il francese che poi ha ammesso come nel team vi sia la regola delle posizioni congelate (dopo i casini precedenti, è comprensibile…). Bene anche il team americano appena prima della gara di casa, con Kevin Magnussen 8° e autore anche stavolta di bei sorpassi, seguito a meno di 1 secondo da Romain Grosjean.

A pochissimo da Massa e Alonso si è classificato 12° Jolyon Palmer, alla sua gara di commiato dalla Renault, in cui non è stato lontano da Nico Hulkenberg finché il tedesco è stato in gara, prima di essere costretto al ritiro per una banalità che fa concorrenza a quella di Vettel: il bloccaggio dell'ala in posizione aperta. Non lontanissimo nemmeno Pierre Gasly (praticamente a 4 secondi dalla zona punti) mentre l'altra gara "dei saluti", quella di Carlos Sainz, è finita già al primo giro contro le barriere. Sicuramente avrebbe sperato di più nel lasciare la Toro Rosso per andare alla Renault al posto di Palmer.

Vedremo cosa Sainz farà nel nuovo team, e se la Ferrari dimostrerà di poter "chiudere in bellezza" una stagione compromessa ("Non ci vuole un genio della matematica per capirlo", ha detto Vettel in merito), tra due weekend. Quando la F1 si ritroverà sulla stimolante pista di Austin per l'appuntamento statunitense.

FORMULA 1: LE CLASSIFICHE