Il bilancio finale si farà ad Abu Dhabi e sarà altamente improbabile che, tra le poste in attivo, finisca il titolo iridato piloti. Conta vincere ed è la ragione stessa della competizione, poi ci sono i presupposti di partenza, il percorso condotto nel 2017 dalla Ferrari e, al netto della disastrosa trasferta asiatica, tra errori e guai di affidabilità inattesi, tanto va salvato. Il progetto SF70H e la competitività dimostrata sin dal gran premio d'apertura, la capacità di approntare un piano di sviluppi trasformatosi in concrete prestazioni in pista, l'aver dettato la linea su certe scelte tecniche e spinto gli avversari a intervenire presso la FIA per bloccare le intuizioni avute a Maranello.

Sebastian Vettel non dispera sulle possibilità di successo. Vincere le ultime gare non basterà certo per una rimonta che ha dell'impossibile e con un Hamilton che ha dimostrato maturità e velocità ampiamente sufficienti per gestire i 59 punti di vantaggio, quando non allungare ulteriormente. Guarda alla stagione finora Seb e, intervistato da motorsport.com, parla anche dell'interpretazione delle parole del presidente Marchionne all'esterno. Commenti che, spesso, "offrono il titolo" e ripetono quanto già noto tra le mura della Gestione sportiva. «Dopo un paio d'anni ho la sensazione che molte volte ciò che dice venga tradotto in modo un po’ troppo duro. Il presidente parla in modo diretto, e credo abbia ragione. C’è sempre un motivo preciso dietro le sue dichiarazioni, ed è sempre corretto. Ma ci sono persone che tendono a fare sempre un gran rumore.

All’interno della squadra sappiamo che ciò che dice ai media sono le stesse cose che conferma nel team, ma all’esterno viene riportata come una grande notizia, e a volte si creano un po’ di turbolenze che non portano nulla. Nel tempo il team ha imparato a gestire questi aspetti, e oggi non facciamo molto caso a cosa arriva da fuori».

Un 2017 con poco spazio alle parole e tanti fatti in pista. Inevitabile l'eco generata dalle considerazioni di Marchionne su un «Raikkonen impegnato a fare altro» per bollare la prestazione insufficiente in Cina, oppure, l'arrabbiatura del post-Monza, colorita con il «mi girano le balle» per esprimere la delusione di fronte alla superiorità Mercedes. Esternazioni da legare a un filo conduttore che ha visto Marchionne sempre spendersi con fiducia sul lavoro del team, il «lasciamo lavorare i ragazzi».

Davanti c'è Austin, prima opportunità per rifarsi delle disfatte in serie sofferte tra Singapore e Suzuka. Quale che sia l'esito finale, l'importanza di tornare a vincere per chiudere in bellezza, lanciando il segnale di una Ferrari competitiva e affidabile, è enorme. Vettel è certo di potercela fare e, sul momento attuale, aggiunge: «Abbiamo già dimostrato molto, la direzione presa dal team è quella giusta. Ora si parla di fortuna o sfortuna. Non credo nella fortuna, intendo in generale, come principio, ma abbiamo visto delle cose non andare nelle direzione in cui speravamo. Alla fine credo che la ruota giri, e ciò che oggi è accaduto a noi, può accadere anche ad altri, anche se non è ciò che auguro a nessuno. Quello che voglio sottolineare è che fa parte delle corse.

Marchionne fiero della Ferrari

Abbiamo avuto molti weekend di gara senza alcun imprevisto, poi sappiamo cosa ci è accaduto nell’arco di poche settimane, ma credo anche che completare una stagione così lunga senza problemi sia molto raro. Un inconveniente è piuttosto comune, certo, se poi diventano due, tre o anche di più, allora non è una buona notizia. Abbiamo il passo per vincere le prossime gare, ed è su questo che dobbiamo concentrarci».

Vettel chiamato all'impresa mai riuscita a nessuno