Una fila di candidati per un sedile ambito. L’annuncio di chi farà coppia con Lance Stroll in Williams nel 2018 è atteso solo ad Abu Dhabi e i nomi che circolano sono sempre quattro: Massa per la conferma, Kubica per il ritorno, Di Resta per la promozione, Wehrlein per il rapporto stretto con Mercedes. Dei test svolti da Kubica e Di Resta non è emerso alcun dettaglio, il team ha mantenuto l’assoluto riserbo anche solo sui giri coperti dai due a Budapest. Dice di non saper nulla sull’andamento delle sessioni anche Felipe Massa, che nutre non pochi dubbi sulle garanzie che potrà offrire Kubica, dovesse essere scelto dal team per sostituirlo.

«A esser sincero, non riuscirei a fare quel che sta facendo, guidare solo con una mano. Mi è impossibile credere che non soffrirà in alcune gare con questa macchina che stiamo guidando oggi, molto più impegnativa fisicamente», ha commentato a motorsport.com. Ora, se non c’è alcun dubbio sul maggior impegno richiesto dalle monoposto 2017 rispetto alla 2014 guidata da Kubica, è difficile non immaginare da un pilota come il polacco - rimasto fuori dall’orbita F1 per sei anni perché consapevole dei propri limiti - quell’onestà che lo porterebbe ad assumere un impegno sapendo di essere pronto e in grado di centrare gli obiettivi e le aspettative che un suo ritorno genererebbe.

«Rispetto davvero quel che sta facendo, è sorprendente, ma è impensabile che non avrà delle difficoltà», ha aggiunto Felipe. Non è convinto nemmeno dell’opzione Paul Di Resta, che lo ha sostituito in Ungheria, dove pure ha svolto un buon lavoro nella Q1 al sabato, rimediando di fatto un gap da Stroll equivalente a quello pagato da Hartley nei confronti di Kvyat a Austin, pur avendo girato molto meno sulla Williams di quanto non abbia fatto il neozelandese sulla Toro Rosso.

Formula E, fuori Renault dentro Nissan

Prestazione sporadica a parte, i dubbi di Felipe sul terzo pilota sono legati alla capacità di far progredire la squadra che, va detto, dovrà anzitutto produrre un cambiamento netto sul fronte tecnico nel 2018. «Non credo sia il pilota giusto per il team, per sviluppare la macchina, portare i risultati e tutto il resto. Inoltre non credo stia facendo un gran lavoro nella serie in cui corre (11° nel DTM 2017, a 80 punti da René Rast; ndr). A ogni modo, non sono qui a lamentarmi, si tratta solo della mia opinione. Ho fiducia nel fatto che le persone sanno cos’è meglio per il team, come ho detto, in Formula 1 a volte non è solo il talento a contare, a volte ci sono altre cose che sfortunatamente per certe squadre fanno parte della Formula 1»

Alonso, Messico nelle retrovie aspettando un 2018 ricco di impegni