Insieme a Montreal, Singapore e Abu Dhabi, il Gran Premio del Messico è il più esigente sull’impianto frenante dell’intero mondiale. Non si raggiungono decelerazioni esagerate e il layout del circuito presenta lunghi rettilinei sui quali, in teoria, poter abbassare le temperature d’esercizio di pinze e dischi, se non fosse che si corre in altura, ai 2.300 metri di quota l’aria è rarefatta e la capacità di raffreddamento si riduce. Criticità da abbinare a un secondo e terzo settore nel quale si susseguono staccate di bassa severità ma, con lo smaltimento del calore inferiore, contribuiscono a incrementare lo stress sull’impianto.

La frenata più dura, in termini di decelerazione, è quella in curva 1, dove il delta di velocità atteso da Brembo è di 247 km/h, un attacco ai freni a 354 km/h per ridurre in 70 metri e 2”8 la velocità fino a 107 km/h e inserire la monoposto in curva. Si sviluppano 4,2 G di decelerazione, con una forza frenante di 2,340 kW e un impegno sul pedale del freno di 113 kg.

La seconda frenata più importante è in curva 4, con 4,1 G di decelerazione nel passaggio dai 337 orari a 94, in 3” e con 111 kg di pressione esercitata sul pedale. Le scuderie dovranno andare alla ricerca dell’equilibrio tra raffreddamento ottimale dell’impianto – quindi la possibile adozione di prese d’aria maggiorate – e l’efficienza aerodinamica. A ulteriore conferma dell’anomalo elevato stress sui freni di Città del Messico se rapportato al numero e intensità delle frenate, c’è la decelerazione media sul giro, prevista in 3,4 G. per offrire un confronto diretto, Montreal - come Città del Messico classificata pista molto dura sui freni -, stacca una decelerazione media sul giro di 4,4 G, con sei staccate da 4,5 G e un picco di 4,8 G.

Horner promette a Verstappen una Red Bull da mondiale

La terza frenata più impegnativa del circuito è in curva 12, con 4 G, che immette all’interno dello stadio. Tutti i valori previsti risultano in crescita rispetto a un anno fa, in funzione del maggior grip meccanico e coppia frenante ottenuti dalle monoposto 2017. Complessivamente sono 16 i secondi trascorsi con il piede sul pedale del freno per il 21% della lunghezza del tracciato.