Dopo i Panama Papers è la volta dei Paradise Papers. Il tema è marginalmente legato alla Formula 1, interessa piuttosto gli intrecci e le operazioni messe in atto per beneficiare di società off-shore e dei paradisi fiscali da parte di aziende e personaggi in vista del panorama internazionale. Lo stesso Consorzio internazionale di giornalismo investigativo che ha esaminato le carte dei Panama Papers si è messo d'impegno nell'analisi dei dati diffusi dallo studio legale Applebye, con sede alle Bermuda, a seguito di un "incidente" informatico.

Oltre 13 milioni e 400 mila documenti per scoprire come le star, i personaggi famosi e influenti, fino anche teste coronate, utilizzassero i servizi dello studio legale specializzato in transazioni off-shore per ottenere benefici fiscali.

Si fa il nome anche di Lewis Hamilton, dall'emittente Radio France, che ha ricostruito l'acquisto del jet Bombardier in uso al pilota. Va detto, prima ancora di esporre i fatti, come i legali del pilota abbiano sancito l'assoluta liceità dell'operazione: «E' assolutamente legale per una persona imponibile scegliere la formula della locazione anziché l'acquisto per ridurre l'IVA. L'obiettivo principale è di ottenere un vantaggio fiscale».

Sul Bombardier acquistato nel 2013, dal valore di 22 milioni di euro, non sarebbe stata versata un'Iva di 3,7 milioni di euro, poiché l'acquisto risulta proprietà di una società con sede alle Isole Vergini, che ha noleggiato l'aereo a una società con sede sull'Isola di Man e, da qui, un'ulteriore locazione a un'altra società dalla quale materialmente il pilota si serve per i propri spostamenti.