Una storia iniziata nel 1973, con la vittoria di Emerson Fittipaldi, bissata l’anno seguente. Era un’Interlagos diversa, quasi il doppio dello sviluppo metrico rispetto alla configurazione attuale, in uso dal 1990; cedette il posto a Rio de Janeiro quale sede del Gran Premio del Brasile nel 1978, a Jacarepaguà si corse anche tra il 1981 e il 1989, quest'ultima edizione coincise con la prima vittoria in Formula 1 di un cambio semi-automatico, ottenuta da Mansell su Ferrari. Dal 1990 si tornò in pianta stabile alla periferia di San Paolo, tra i laghi artificiali dopo la palude carioca.

Record di vittorie che appartiene al Professore, interprete perfetto per 6 volte. Quello di Alain Prost non è un primato contendibile, non quest’anno, perché a quota 4 vittorie c’è Michael Schumacher, a 3 Carlos Reutemann. L’argentino può essere raggiunto da Sebastian Vettel, vincitore nel 2010 e nel 2013 a Interlagos. Ad accomunare i quattro iridati oggi in griglia, l’aver conquistato almeno uno degli allori in Brasile. E’ vero per Vettel nel 2012 - gara ricca di episodi, dal crash al primo giro con Bruno Senna (in foto) alla rimonta fino al sesto posto -, per Hamilton nel 2008, per Raikkonen nel 2007 e per Alonso in due occasioni: 2005 e 2006.

Serie storica negativa per Fernando, ben 8 volte sul podio mai però sul gradino più alto. Nel 2003 finì terzo e sottoposto ai controlli medici, causa il botto spaventoso sull’Arquibancada, dove centrò la ruota persa dalla Jaguar di Mark Webber, pochi secondi prima protagonista di un altrettanto drammatico incidente, in seguito al quale venne esposta la bandiera rossa.

Uno degli episodi più singolari si sviluppò da quell’interruzione. La vittoria venne assegnata, erroneamente, a Kimi Raikkonen su McLaren, davanti a Giancarlo Fisichella su Jordan, a causa di un errore con il sistema di cronometraggio. La rettifica dell’ordine d’arrivo, dopo lo svolgimento della cerimonia ufficiale sul podio, portò alla gara successiva a Imola al passaggio di mano del trofeo del vincitore da Kimi a Giancarlo, che risultava in testa due giri prima dell’esposizione della bandiera rossa.

Interlagos consegna alla storia della Formula 1 l’edizione 1991, prima vittoria di Ayrton Senna in casa, conquistata con il cambio bloccato in sesta marcia, davanti a Patrese e Berger. Si ripeterà nel 1993 Magic. Due vittorie anche per Massa, che detiene il primato del maggior numero di giri percorsi al comando tra i piloti in attività: 183. Vettel è a quota 168, Hamilton a 97.

Vittoria amara per Felipe Massa nel 2008, campione del mondo per pochi secondi, prima che Hamilton superasse Glock e ottenesse il piazzamento minimo per sfilare il titolo al brasiliano. Chi, tra i piloti verde-oro, non ha mai avuto fortuna nella gara di casa è Rubens Barrichello, bersagliato da problemi tecnici, come nel 2003, quando in testa alla corsa venne appiedato da problemi di pescaggio del carburante. Quell’edizione vide solo 10 piloti classificati, compresi i ritirati Alonso e Webber.

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A Rubinho appartiene il record del giro più veloce a Interlagos, l’1’09”822 a 222 km di media oraria ottenuto nel 2004, primato destinato a crollare già dalle libere del venerdì. Del Gran Premio del Brasile 2016, oltre allo spettacolo regalato da Max Verstappen, resta la durata superiore alle 3 ore: la più lunga tra tutte le edizioni corse a Interlagos, con 3 ore 1 minuto 1” 335, a causa delle due sospensioni al giro 21 e al giro 28.

Curiosità conclusiva legata a O Rei. Pelè, chiamato a dare la bandiera a scacchi nel 2002, si perse l’arrivo di Michael Schumacher e Ralf Schumacher e sventolò la bandiera solo al terzo pilota al traguardo, David Coulthard. 

Sterzi a parte: Ciao Felipe, meritavi di più