Pochi metri sono sufficienti a battezzare il Gran Premio del Brasile di Valtteri Bottas. Lo scatto in partenza non è impeccabile e offre il fianco a Sebastian Vettel. Dopo la esse di Senna, i 71 giri di gara sono, di fatto, scritti. Lascia Interlagos con l’ottima prestazione in qualifica, il colpo di reni che è valso la pole, insieme a un secondo tentativo di Vettel non irresistibile. Era il cavallo vincente Mercedes in gara, è mancato nel momento cruciale. E’ la prospettiva del bicchiere mezzo vuoto. Quella del “mezzo pieno” indica un Bottas in miglioramento dopo un lungo periodo di difficoltà. Altra consistenza rispetto al Messico, dove fu spettatore del Verstappen-show.

In Brasile perlomeno riesce a tenere il ritmo Ferrari, senza il guizzo necessario per un attacco. «Partendo dalla pole, l’unico obiettivo era vincere. E’ molto deludente non esserci riuscito. Abbiamo perso la gara al via, poi è stato un correre molto ravvicinati. Ho provato a mettere pressione su Sebastian ma non ha portato nulla in più. Devo dire che Lewis ha fatto una gran rimonta e ha ottenuto ottimi punti, adesso, avanti ad Abu Dhabi», racconta dal podio.

Ecco, il pensare a Hamilton anche quando Hamilton non c’è. Servirebbe altra prospettiva, altra fame e altro individualismo. Anche perché Lewis non ha mancato di lanciare tra i commenti, quel "Non so perché Valtteri non abbia vinto".

Il via non era apparso così negativo come poi si è rivelato, perlomeno allo stacco. In realtà, nei primi metri si è innescato il pattinamento che ha fatto perdere i metri cruciali di vantaggio su Vettel e aperto la porta verso curva 1: «In partenza il problema è stato con il pattinamento iniziale, appena ho rilasciato la frizione ho perso trazione e ho pattinato, c’era meno aderenza di quanta me ne aspettassi, per questo ho fatto una partenza cattiva.  Ho provato a coprire l’interno ma, guardando negli specchietti, vedevo solo Kimi. Non vedevo Seb e ho provato a immaginare dove fosse, all’attacco all’interno e infatti era lì».

A parziale giustificazione di un gran premio corso senza mezza opportunità di attacco sulla Ferrari, va ricordato quello che disse Hamilton, nel 2015, in lotta con Rosberg a Interlagos: con due macchine uguali e uguale strategia, è impossibile passare a San Paolo. Merito alla Rossa per aver espresso la velocità giusta per vincere e Valtteri analizza: «In termini di ritmo siamo stati tutti molto vicini. In prossimità del pit abbiamo provato ad avvicinarci, mettere pressione su Sebastian e provato l’undercut, ma non è bastato. Ero vicino al suo rientro in pista, non abbastanza per provare il sorpasso. Volevamo attaccare ma quando provato ad alzare il ritmo, non c’era più nulla da sfruttare dalle gomme». Un undercut che ha permesso di guadagnare 1” abbondante e portarsi a circa 3 decimi da Vettel al rientro in pista, da lì però ha subito ripreso il margine per controllare la corsa.

L'analisi del GP: Finalmente una Ferrari normale

In palio, vittoria a parte, c’è il secondo posto nel mondiale Piloti, chiaramente adesso nelle mani di Vettel, visti i 22 punti di margine: «E’ un risultato deludente, dopo la buona giornata del sabato e non è positivo nell’ottica della lotta per il secondo posto. Ha un buon vantaggio adesso e ci serviranno dei miracoli ad Abu Dhabi. Guardando l’aspetto positivo, è stato un week end decisamente migliore da un bel po’ a questa parte»

Vettel: meglio tardi che mai