Max Verstappen spettatore a distanza del film per il podio. A Interlagos non incide, causa tracciato indigesto alla Red Bull, per deficit di potenza e per i timori di tenuta della power unit che hanno portato a un approccio conservativo il team. L’entusiasmo del trionfo in Messico va detto che non ha mai portato il team a pronosticare uguale competitività in Brasile. 

Troppo esigente l’ultimo settore per trovare un bilanciamento aerodinamico che potesse funzionare sull’intero giro. «In generale non è una pista che si addice alla nostra macchina e, abbinato al deficit di potenza sui rettilinei, è molto difficile. Provi a recuperare nelle curve, ma così facendo chiedi troppo alle gomme e subisci un maggior degrado. Ovviamente speravo di ottenere di più in gara, ma è stata una situazione difficile, dalla quale credo abbiamo ottenuto il massimo, ed era il quinto posto», commenta Max.

Un distacco finale condizionato dalla seconda fermata al box, dopo conciliabolo con l’ingegnere di pista. Non c’era più nulla per cui lottare e, alle spalle, Ricciardo (ottima rimonta la sua), non costituiva una minaccia. Il set di supersoft e la macchina scarica di carburante valgono la consolazione, platonica, del giro più veloce in gara e nuovo record del tracciato: 1’11”044.

«Non volevo guidare negli ultimi 10-15 giri come gomme difficili e, alla fine, non avrei perso la posizione, perciò abbiamo deciso per il secondo pit. Da lì in poi la gara era andata ma ho spinto per ottenere il giro più veloce che non ho fatto in Messico, sono felice d’averlo preso qui».

Gli interrogativi sull’affidabilità della power unit si trasferiscono, ora, sul week end di Abu Dhabi. E Chistian Horner, dopo la gara, ha toccato la nota dolente: «Abbiamo corso con motori in modalità di sicurezza, ovviamente ci sono state preoccupazioni legate all’affidabilità. Per quella che è la configurazione del tracciato, ci penalizza maggiormente del Messico e non siamo riusciti a recuperare nel settore centrale. Siamo circa a 25-30 cavalli da Mercedes e Ferrari. Abbiamo sentito che Renault sta compiendo progressi. Se riusciranno a farli in inverno e, cosa più importante, riusciranno a risolvere i problemi di affidabilità, sono fiducioso che riusciremo a dare ai nostri piloti una macchina molto buona il prossimo anno».

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Se la gara di Verstappen a Interlagos è corsa via senza alcun confronto diretto. Chi ha avuto un pomeriggio ricco di azione è stato Daniel Ricciardo. Dalla bagarre in uscita dalla esse Senna al via è quello che ne è uscito meglio. Grazie alla safety car ha potuto riattaccarsi al gruppo e iniziare la rimonta. Fatta di sorpassi un po’ più tirati di quanto non abbia avuto bisogno di fare Hamilton.

«Non è stata una partenza ideale, c’era poco spazio e ho visto uno spiraglio all’esterno e ho provato a guadagnare più spazio possibile, ma sapevo che c’erano due macchine all’interno e c’era come sempre il rischio che entrassero in contatto e mi venissero addosso. E’ quel che è accaduto, ma non mi pento di nulla. La partenza è un’occasione per recuperare molte posizioni, ed essendo quasi sul fondo dovevo provar qualcosa», ha raccontato Daniel.

«Per fortuna la macchina non ha subito alcun danno, abbiamo cambiato gomme e ho potuto proseguire e fare bei sorpassi, è stata una buona gara. Appena recuperavo una macchina provavo subito il sorpasso e ci sono state belle lotte. Alla fine è un sesto posto comodo, ho ottenuto il massimo possibile».

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