E’ una stagione da interpretare, quella di Stoffel Vandoorne. Alle difficoltà della fase iniziale di campionato è seguita una ripresa convincente a ridosso delle gare estive, con risultati in crescendo e l’arrivo dei primi punti, sfumati a Montecarlo per un grave errore di guida. Buone prestazioni espresse anche nelle gare asiatiche, alle quali fanno da contraltare le ultime uscite non così competitive in termini di velocità pura, nel raffronto con Fernando Alonso.

Primo campionato da titolare in Formula 1 alla quale è arrivato a 25 anni, un’età più matura rispetto alla media dei deb ai quali siamo stati abituati nelle ultime stagioni. Si è trovato a fare i conti con l’assenza di affidabilità e prestazioni della power unit Honda, a incidere sulle ambizioni e sul processo di apprendimento e comprensione della monoposto, causa chilometraggio condizionato dalle rotture. Un quadro nel quale aggiungere il metro di paragone più impegnativo che potesse esserci: Fernando Alonso.

«Nel corso di tutta la mia carriera ho sempre dovuto fare i conti con la pressione. Non ho avuto supporti economici da casa che mi hanno permesso di avanzare facilmente nelle serie junior, sono stato aiutato solo dalla Federazione belga all’inizio e hanno sempre chiarito come dovessi vincere le serie, perché serviva che vincessi il premio in denaro. Pertanto, la possibilità di fallire non è mai stata contemplata.

Con tutte le difficoltà avute nel corso di questa stagione non mi sono mai sentito traumatizzato, piuttosto ho sempre desiderato combattere le avversità per ottenere il miglior risultato possibile e imparare a ogni giro percorso, anche se a volte il chilometraggio è stato limitato dalle circostanze», racconta.

A Interlagos la gara è durata due curve appena, subito fuori per il contatto con Magnussen. Resta Abu Dhabi per chiudere in bellezza. Non dà troppo peso al concetto di stagione del debutto, Vandoorne: «Alla fine, direi che è una cosa un po’ sopravvalutata. Quando arriviamo in Formula 1 tutti abbiamo già tanti anni di corse alle spalle e le ambizioni sono le stesse di tutte le serie inferiori, perché se non vinci lì non arrivi in Formula 1».

Scorrendo la classifica del campionato Piloti, poi, si scopre come, in termini di punteggio, Stoffel abbia retto eccome il confronto con Alonso. Tredici punti contro i 15 del capitano, ed è il dato del 2017 da conservare più di altri: «Il grande aspetto positivo del 2017 è l’essermela cavata molto bene nel confronto con Fernando. E’ vero che i risultati in gara non sono stati quelli attesi, ma aver corso con un compagno super competitivo è un valore che è ben noto nel paddock».

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Dal 2018 si aspettano altri risultati dalla McLaren. Dalla power unit Renault dovrebbero arrivare la garanzie di prestazione e affidabilità mancate negli ultimi 3 anni, con esse la possibilità di confrontarsi con Red Bull, Ferrari e Mercedes: «A esser sincero non mi è stato detto molto finora dei cambiamenti 2018 con il motore Renault. La squadra è già concentrata totalmente sul pacchetto del prossimo anno (sin dal GP degli USA sono stati introdotti aggiornamenti aerodinamici proiettati al 2018; ndr), tutto quel che ho sentito è positivo. La progettazione della macchina non sarà compromessa, pur trattandosi di un grande cambiamento. Quanto visto da Renault finora è promettente, se guardiamo ai risultati Red Bull, le loro vittorie e podi. E’ vero che ci metterà sotto pressione, positiva, perché avremo un riferimento».

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