Un anno di Formula 1 targata Liberty Media alle spalle e il diverso approccio, nel bene e nel male, rispetto all’era Ecclestone, è apparso evidente. Più digitale, più coinvolgimento dei tifosi, più Formula 1 tra le strade, tra le cose buone da coltivare. Dalla prospettiva dei team, meno soldi da spartire, entrate in calo nel terzo trimestre, investimenti in nuove strutture per la promozione del business, un progetto di monoposto del futuro che non ha convinto i motoristi. Chase Carey predica pazienza ed è convinto stia traghettando la categoria nella giusta direzione: «Credo che quest’anno abbiamo compiuto dei progressi. E’ ancora presto, non cantiamo vittoria, ma sto bene guardando lo slancio che abbiamo guadagnato.

Le iniziative alle quali stiamo lavorando, che si tratti costi, ricavi, motori, la realtà è che c’è un vasto supporto alla direzione generale verso la quale stiamo andando. Scendendo nei particolari si registrano sempre delle differenze, è la vita. Quel che dovremo fare è trovare i giusti compromessi». Compromessi su temi chiave come la ripartizione dei premi, i bonus assegnati a scuderie storiche, il budget cap da introdurre progressivamente. Tutti aspetti che incidono direttamente sul fronte economico, abbinate ai timori delle squadre per le entrate in calo, nel momento in cui sul tavolo c’è una proposta di power unit 2021 che obbligherà a investimenti ulteriori. I compromessi ai quali accenna Carey dovranno trovarsi nell’intreccio di aspetti diversi: cedere su un fronte in cambio di una minor resistenza su altri.  

«Nessuno ottiene tutto quel che vuole, ma tutti staranno meglio di quanto non stessero prima. Ritengo che il nostro obiettivo dovrà essere quello di trovare questi compromessi, penso davvero che ci riusciremo. C’è un lungo elenco di soggetti, sarà una partita a scacchi nel trovare il giusto equilibrio, alla fine cerchi un compromesso che sia nel miglior interesse dello sport e dei tifosi», ha commentato.

Se c’era un cambiamento del quale il pubblico non sentiva assolutamente la necessità, questo riguardava il logo della Formula 1 (dì la tua e partecipa al sondaggio). Dopo 23 anni di “attività” della F e dell’1 stilizzati dallo studio Carter Wong Design, Liberty Media ha scelto la discontinuità, un nuovo simbolo per veicolare un prodotto che sia di rottura col passato. E, dallo scetticismo di tifosi e piloti, è Ross Brawn a difendere la decisione: «Il vecchio logo non era né iconico né indimenticabile. Al di là degli aspetti commerciali, il nuovo logo è molto più flessibile in termini di utilizzo, specialmente quando si tratta della sua applicazione sul merchandising e nel mondo digitale. Ha un impatto. Era importante mostrare ai tifosi della Formula 1 che stiamo entrando in una nuova era, il nostro sport sta cambiando e deve guardare al futuro e al di fuori del suo ambiente se vuole attrarre nuovi tifosi, soprattutto tra i giovani. Crediamo che il logo esemplifichi questo desiderio, in un mondo nel quale la comunicazione visiva è sempre più importante, dovevamo muoverci in questa direzione».

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