Insieme all’improvvisa mancanza di affidabilità della Ferrari SF70H nel momento cruciale del campionato, la manovra scriteriata di Sebastian Vettel nel Gran Premio d’Azerbaijan resta tra i momenti negativi, da dimenticare, del mondiale alle spalle. Prima che intervenissero i cedimenti asiatici, quei 13 punti persi per la ruotata rifilata a Hamilton, con penalizzazione dei commissari conseguente, sembravano potessero incidere in modo fondamentale sulle sorti del mondiale. Era appena giugno.

Il supplemento di valutazione voluto da Jean Todt, senza che la FIA utilizzasse la mano pesante per penalizzare ulteriormente il comportamento del pilota tedesco, obbligò Vettel a una lettera di scuse pubbliche. A bocce ferme e mondiale concluso, il presidente – che si appresta a ricevere una terza investitura che lo vedrà al vertice della Federazione fino al 2021 – torna sui fatti di Baku e racconta: «Sapete, sono molto tollerante, anche quando qualcuno esagera un po’. Non mi piace giudicare il comportamento delle persone senza prendere in considerazione le emozioni e i dispiaceri che si vivono in abitacoloComprendo molto bene, perché ho vissuto certe situazioni con Michael Schumacher. Immaginate cosa accadde a Jerez nel 1997 o a Monaco nel 2006, quando fece quella stupidata in qualifica (l’”errore” alla Rascasse, che portò all’esposizione delle bandiere gialle, impedendo il miglioramento dei tempi di chi era in pista; ndr)?».

Baku ha svelato un cedimento alle emozioni, «le persone hanno delle debolezze e devono essere accettate, quando si rendono conto che non avrebbero dovuto fare quel che hanno fatto. A quel punto devi dimenticare. Ed è stato così con Sebastian», dice Todt ad Auto Bild.

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