Un salto ancora a Milton Keynes, in fabbrica per lo scambio di auguri, un po’ di simulatore, poi volerà di nuovo a casa, in Australia, Daniel Ricciardo. Per staccare la spina e tenere lontane almeno per un po’ le domande sul suo futuro, cosa deciderà per la sua carriera, dove correrà dopo il 2018. Sa che sarà il tema ricorrente ancor prima di iniziare a lavorare in pista. E ripete di non aver fretta, di voler decidere con calma, valutando le opportunità concrete, la competitività dei top team in prospettiva.

«Probabilmente, finché non ripartiremo tutti da Barcellona a fine febbraio, avrò risposto a un milione di domande su quel che farò nel 2018, quando scadrà il mio contratto. E’ qualcosa sulla quale sono assolutamente preparato. Sono un po’ sorpreso di quanto se ne sia già discusso, non è che fosse una novità la scadenza al 2018, immagino però che la firma di Max con il team abbia spostato l’attenzione dalla sua posizione alla mia. Non è stato ancora un aspetto di distrazione, ma più tempo passerà, più mi verrà chiesto in 200 modi diversi cosa farò e dovrò trovare altrettanti modi diversi per rispondere con lo stesso concetto!», racconta.

Il 2017 ha riservato, a fasi alterne, tanto a lui quanto a Max Verstappen, l’amaro di troppi ritiri per problemi tecnici. Non si esprime sulla stagione alle spalle, rimasta con incognite come l’improvviso crollo di competitività in Messico, dal venerdì al sabato, nel week end in cui Verstappen ha prodotto una dimostrazione di forza imbarazzante su tutti. Va alla ricerca di garanzie tecniche per il futuro e dovrà dimostrare di valere, ancora e con maggior costanza, quanto Max Verstappen.

«Come stanno le cose? La risposta breve è che non c’è assolutamente alcuna fretta, le cose richiederanno il tempo necessario, non fisserò una scadenza solo per gli interessi di qualcun altro o per chiudere la situazione. Non mi accorderò su qualcosa solo per levarmi il pensiero dalla testa, visto che c’è molto in gioco. Si tratta di una decisione importante per me, mi serve del tempo.

Ho intenzione di restare nello sport ancora per un bel po’ ma, detto questo, se dovessi firmare, diciamo, un contratto triennale, rappresenterebbe una gran parte del mio futuro. Devo scegliere bene, è una decisione importante, la più importante finora, credo. Non rappresenterà una distrazione e mi prenderò tutto il tempo di cui ho bisogno».

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E’ certo che costituirà la potenziale svolta per l’intera carriera. Finora si è distinto come uno dei migliori, se non il migliore in assoluto, tra gli attaccanti. Doti di sorpasso come pochissimi altri, sempre pulito, di certo più un animale da gara che non da qualifica. Dal prossimo contratto dovrà puntare a vincere il mondiale e, il parallelo che porta è con Lewis Hamilton: «Il prossimo anno compirò 29 anni e l’accordo che verrà mi porterà nei 30, quindi non è più come se fossi il giovane con tutto da dimostrare che firmerà qualsiasi cosa solo per essere in griglia di partenza, né sono alla fine della carriera, dove resto appeso e mi guardo alle cose anno per anno (non vorrò mai trovarmi in questa situazione, non mi ci vedo).

Guardo a Lewis e quando firmò il suo contratto con Mercedes: aveva la stessa età che ho oggi io se non ricordo male. Aveva già fatto molto bene dove aveva corso, ma la sua carriera ha preso il volo da allora. Perciò ci saranno tante cose da valutare».

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