Quante volte si è detto: non è il numero dei sorpassi che conta, piuttosto la qualità della lotta in pista. Obiettivo da centrare e, per mostrare una vera volontà in tal senso, andrebbe per prima cosa eliminato l’aiuto del DRS, artificio che trasforma la costruzione della manovra di sorpasso in un semplice scambio di posizioni. Una Formula 1 che decidesse di fare a meno dell’ala mobile, però, dovrebbe preoccuparsi nell’istante stesso in cui sceglie di andare in tale direzione, di intervenire in modo deciso sul vero limite delle monoposto moderne – e non certo un male limitato alle ultime stagioni, tutt’altro –: la possibilità di seguire in curva la macchina che precede. E' al lavoro su tali aspetti, Liberty Media.

Secondo Ross Brawn, responsabile Motorsport di Formula One Group, anche altri fattori vanno presi in esame per migliorare lo spettacolo in gara. «Abbiamo iniziato a guardare gli archivi. Ci sono stati periodi nei quali le corse offrivano più sorpassi? Ci sono piste sulle quali si sorpassa di più? Così si può compiere un’analisi statistica. E’ necessario fare attenzione su un aspetto: i sorpassi non sono sinonimo di belle gare. E’ necessario iniziare a pensare su cosa sia un bel gareggiare e si tratta di due macchine in lotta tra loro», spiega.

Il 2017 ha visto in totale 435 sorpassi. In Azerbaijan si è registrato l’incremento maggiore, 42 variazioni di posizione più del 2016, in Russia l’unico calo: un sorpasso in meno, su una pista che non ha mai offerto grande spettacolo. E, sul punto, si apre un capitolo ulteriore: creare tracciati che aiutino ad avere gare avvincenti. Certe piste sono semplicemente anti-spettacolari per natura e poco può imputarsi alle caratteristiche tecniche delle monoposto, alla larghezza maggiore e lo spazio ridotto.

«Una bella gara può voler dire anche che il pilota davanti, in difesa, resta davanti. E’ qualcosa di più complesso che non il singolo numero dei sorpassi. Quel che stiamo registrando finora, tra i fattori importanti per favorire la corsa, è la possibilità di adottare diverse traiettorie in curva. Un tornante in una pista stretta, non rappresenta una situazione ideale. Se, invece, c’è un tornante e la pista è larga, offre diverse traiettorie, allora puoi avere qualcosa di grande. Abbiamo già iniziato a discutere con alcuni tracciati su modifiche che migliorino le gare». L’adeguamento di alcuni tracciati è emerso come una palese necessità dopo la chiusura stagionale di Abu Dhabi. Più semplice immaginarlo che non intervenire. L’emirato non ha certo problemi economici per rifare il look a Yas Marina, in altri casi, l’adeguamento della pista per esigenze di spettacolo potrebbe risultare problematico.

Brawn porta l’esempio di Austin, per individuare la configurazione favorevole a molteplici traiettorie. L’approccio di curva 1 offre diverse interpretazioni di linea ai piloti e negli anni si è confermato punto strategico per tentare il sorpasso. Altro elemento sul quale ricade l’attenzione di Formula One Group, la severità dell’asfalto sugli pneumatici. Sul punto, si torna a immaginare una differenziazione delle prestazioni che passerebbe da scenari tecnici. Una macchina che soffre maggior degrado, un’altra più gentile sulle gomme ed ecco creata l’opportunità per entrare in bagarre. Ma sarebbe vera battaglia? Piuttosto, scaturirebbe da una condizione di inferiorità di una monoposto, pur frutto di una minore efficienza sulle gomme.

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«Il fondo è decisamente importante, perché il tipo di superfice può creare degrado e, questo, aiuta le corse, perché inizi ad avere una differenziazione della prestazione. Se guardiamo alle piste con un degrado delle gomme molto basso, come Sochi, la corsa è su un solo pit stop, le gomme non decadono e non si crea un differenziale di prestazione.

Se osserviamo ad alcune delle grandi gare che abbiamo avuto quest’anno, spesso ci sono state le gomme di mezzo, in termini di degrado, come Raikkonen in difesa con gomme che non erano buone quanto quelle di Verstappen. La superficie è un importante fattore sulle corse che ti ritrovi», ha aggiunto Ross Brawn. 

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