Le statistiche prodotte da Pirelli lo hanno incoronato Re dei sorpassi. Nessuno ha effettuato più manovre di Daniel Ricciardo, in stagione e in una singola gara (Silverstone). Il dato si lega anche alle prestazioni in qualifica, nota dolente del 2017 per un pilota abituato a rendere al meglio sul giro secco. Il mancato progresso Red Bull al sabato non è addebitabile solo alla mancanza di una mappatura del motore Renault estrema, come hanno Mercedes e in parte Ferrari. L'involuzione registrata dopo venerdì da protagonisti passa anche dal modo di intervenire sulla monoposto e dalla difficoltà di centrare la perfezione nell'equilibrio complessivo.

Per proporre un esempio chiaro, diametralmente opposto a quanto verificato da Ricciardo, la Ferrari ha saputo costantemente produrre grandi progressi nel perfezionare la SF70H dopo sessioni di libere del venerdì nelle quali il gap dalla vetta era marcato. Interventi sempre nella giusta direzione, supportati dal lavoro al simulatore.

Tornando a Ricciardo e a Red Bull, Daniel ha analizzato: «In passato, spesso non attaccavo tanto in gara e ottenevo prestazioni decisamente migliori in qualifica. Quest’anno è cambiato tutto, al sabato non è andata al meglio. Sento d’aver progredito in continuazione alla domenica, ma la qualifica, pur non definendola un passo indietro, sarà qualcosa sulla quale dovrò lavorare per l’anno prossimo. Dopotutto c’è sempre qualcosa in cui puoi migliorarti. Ora sento d’essere più un pilota da gara.

Credo sia dovuto a un paio di cose. Non che abbia faticato con la macchina, ma è stato un po’ problematico massimizzarne il potenziale in qualifica. Per qualche ragione, Max non ha trovato uguali difficoltà. Forse sono stato io a essere troppo sensibile alla monoposto. In gran parte delle occasioni probabilmente era meglio limitarsi a guidare e convivere con l’aderenza che avevo piuttosto che provare a intervenire e regolare troppo i particolari».

Anziché compiere un passo avanti, al sabato, dalle libere, si è scoperta un’involuzione portata poi in qualifica, accusando distacchi importanti da Verstappen, come in Messico. «A un certo punto abbiamo pensato che non sarebbe diventata al macchina perfetta e, era quel che era, ci avremmo convissuto. Così sono riuscito a mettere insieme alcune buone qualifiche».

Accontentarsi dell'equilibrio imperfetto piutosto che perdere la bussola intervenendo su dettagli dell'assetto che avrebbero stravolto il comportamento della RB13. Ricciardo che porta l'esempio del lavoro svolto nel 2016: «Forse siamo tornati al vecchio modo di fare; in alcune libere, specialmente le libere 2 del venerdì, mi sono trovato al vertice.

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In passato, se eravamo veloci nelle libere non toccavamo la macchina, la lasciavamo com’era. Sentivamo d’avere una buona macchina, perché cambiarla? Però, poi, arrivava la qualifica e con il miglioramento delle condizioni della pista noi avremmo peggiorato. Forse siamo stati colti di sorpresa, tra quel che eravamo soliti fare e cosa funzionava davvero. C’è stato un importante processo di apprendimento quest’anno e adesso conosciamo i motivi, per questo sono fiducioso andrà meglio nella prossima stagione».

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