Data da segnare sul calendario, anzitutto. 22 febbraio 2018. Scopriremo allora l'erede della Ferrari SF70H, il progetto che dovrà aver sanato le lacune affidabilistiche che hanno estromesso Vettel dai giochi per il mondiale Piloti troppo presto. Lancio a ridosso della prima sessione di test invernali a Barcellona – dal 26 febbraio al 2 marzo –, dove si terrà il filming day subito dopo l'anteprima sul web della nuova monoposto, senza alcun shakedown a Fiorano, come avvenuto quest'anno.

Dal pranzo di Natale con la stampa, il presidente della Ferrari, Sergio Marchionne, fa il punto sulla stagione che è stata, un bilancio che deve tenere in considerazione le premesse: «Considerando da dove siamo partiti l’anno scorso, in questa stagione abbiamo fatto passi da gigante. Detto questo, la seconda metà del 2017 è stata… una di quelle che formano il carattere. Abbiamo imparato molto negli ultimi sei mesi, cerchiamo di andare avanti. La cosa importante è questa».

Il gruppo di lavoro voluto dal presidente ha prodotto risultati importanti, da portare a un altro livello nel 2018. «Da quando abbiamo ribaltato la struttura, nell’agosto dell’anno scorso, avevo una fiducia totale sul fatto che questi ragazzi, con Maurizio Arrivabene come team principal e Mattia Binotto alla direzione tecnica, avrebbero fatto qualcosa di straordinario. Siamo totalmente convinti che potevamo fare molto di più: avevamo aspettative che non siamo riusciti a concludere nel 2017. Questo ha portato anche a dei cambiamenti alla struttura della Gestione Sportiva. Già vediamo dei segnali di cambiamento importanti per quanto riguarda la capacità produttiva della squadra. La cosa importante è partire dal 2018 con tutto questo bagaglio di esperienze e gestire questa struttura. Non ho dubbi sul fatto che saremo competitivi».

Sarà una stagione di stabilità regolamentare, diversamente dal futuro prospettato da Liberty Media, che non è piaciuto affatto a Sergio Marchionne come a Renault e Mercedes. Il presidente ha scandito chiaramente come la Ferrari non sia interessata a un progetto di Nascar globale. E, nella partita a poker che si giocherà sul tavolo verde del regolamento tecnico 2021 in materia di power unit, tra i motoristi da un lato e FIA con Liberty Media dall'altro, ribadisce: «La gente ci prende sul serio, sa che se diciamo una cosa la facciamo. A chi pensa che stiamo bluffando non consiglierei di andare a vedere. Se le macchine diventano tutte uguali, modello Nascar, se le piste sono tutte o quasi noiose, se prima di discutere argomenti più importanti come la libertà di disegnare una macchina si pensa di togliere le donne dalla griglia di partenza, il bello è che la Ferrari ci mette un minuto ad andarsene. La cosa che mi dà più fastidio è che una persona di esperienza come Ross Brawn stia cercando un indirizzo che non ha molto del Dna di questo sport. Devono calibrare i loro interessi con i nostri, ma credo che arriveremo in tempo ad evitare il divorzio della Ferrari dalla F1. Il primo anno con loro è stato un po' una luna di miele. Una luna di miele da 6».

Minori lacci e vincoli progettuali, più libertà lasciata ai protagonisti, alle scuderie, per un rilancio dello spettacolo che passa dalla «libertà di progetto. Ci dicano che gomme vogliono, che cilindrata. Ma poi ci lascino liberi di disegnare le macchine senza dirci di che misure devono essere le alette. Magari si concepirà un obbrobrio ma renderemmo le gare più divertenti come 20 anni fa».

Non è estraneo il tema piloti, dal pranzo con la stampa. E, su Sebastian Vettel, il presidente commenta: «E' un ragazzo che studia molto, studia se stesso e si impegna, quindi credo che nel 2018 la parte più emotiva non la vedremo». Leggi colpo di testa avuto a Baku.

«Credo abbia imparato abbastanza. Poi, le occasioni per incavolarsi non è che gli siano mancate, ha avuto un paio di stagioni, sia quest’anno che l’anno prima, piuttosto difficili. Io continuo a dire che noi abbiamo un obbligo verso questi piloti, di dar loro delle macchine capaci di gareggiare con le altre. Nel 2017 credo che gli abbiamo dato una gran macchina e quindi, d’ora in poi, la responsabilità è sua». Difesa a spada tratta anche di Kimi Raikkonen: «Credo sia una grandissima persona, con un grandissimo talento. Non ho mai dubitato delle sue capacità. È un grande, ve lo dico. Altrimenti non avrebbe fatto la pole position su una pista come Montecarlo. Io credo che Maurizio abbia fatto un grandissimo lavoro con i piloti, e non è un lavoro facile».