Ancora un'attesa lunga, prima di scoprire le monoposto 2018. Immancabile, la curiosità sul look che avranno macchine sostanzialmente diverse per l'adozione dell'Halo e l'eliminazione della T-Wing, in un impianto aerodinamico altrimenti invariato rispetto allo scorso anno. L'annuncio della partnership tra Alfa Romeo e Sauber ha rivelato una prima livrea già a dicembre, tocca adesso a Zak Brown costruire l'attesa su una McLaren che, dice, sarà diversissima nell'aspetto.

Tifosi e piloti si accontenterebbero fosse radicalmente diversa nelle prestazioni, anzitutto. E quando si parla di colori accostati alla scuderia di Woking, si finisce per dire del Papaya Orange, livrea sfoggiata tra il '68 e il '71, ripresa a Indianapolis lo scorso anno da Alonso. 

Colori e grafica a parte, Zak Brown, da guru del marketing, commenta: «La macchina non avrà lo stesso aspetto dell'anno scorso. L'intero brand, la visibilità di McLaren, passerà a un livello superiore e sarà emozionante. Sappiamo come saranno molti degli altri team, ci auguriamo che le persone vedranno il cambiamento più grande, in pista e fuori, nella McLaren che andrà in Australia.

Una cosa che è mancata a McLaren negli ultimi anni è stato l'essere leader. Con il nostro garage e tutto il resto, apparivamo uguali agli altri, perciò avremo bisogno di migliorare ed essere quelli ai quali tutti guardano in Australia e dicono: visto cos'ha fatto la McLaren?».

Alle cronache per i risultati ottenuti e non per la collezione di power unit sostituite in un week end di gara. Un marchio che torni a essere appetibile per gli sponsor in Formula 1, fronte sul quale nel 2018 affiancheranno il team tre nuovi partner. Brown costruisce la curiosità, che accende i riflettori su McLaren: «con l'assenza di competitività ci siamo come mescolati. Dobbiamo tornare a essere un team invidiato dalla gente», racconta ad Autosport. Della livrea che sarà sulla MCL33 non anticipa nulla, «ci sarà un qualche legame alla nostra storia, ma non abbiamo ancora definito la livrea, tanto è legato allo sponsor».

Accordi che non vivranno esclusivamente sulla Formula 1 né ci sarà un title-sponsor, pratica sulla cui utilità Brown ha espresso i propri dubbi: «Ci serve un partner che sia allo stesso livello di un title sponsor, quel che ho fatto è trasformare da title in sponsor principale il partnere ho esaminato tutti i nostri asset comerciali, che vanno oltre la monoposto, sono nelle altre forme nelle quali corriamo, cose come la nostra sruttura e ho osservato quale fosse il miglior modo di commercializzare il mondo McLaren, così ho sviluppato un piano al quale non serve un title partner».