Non solo motori da definire nelle loro caratteristiche oltre il 2020, non solo la stesura di regole per un budget cap che metta tutti d'accordo, non solo le differenti scelte aerodinamiche da favorire, per avere gare più combattute in Formula 1. A riscrivere il volto della categoria, a due anni dalla scadenza dell'attuale Patto della Concordia, saranno anche gli introiti che arriveranno dagli organizzatori dei Gran Premi, sotto forma di diritti riconosciuti a Liberty Media.

Tutti i promoters dei 21 appuntamenti in calendario sono riuniti in associazione, la FOPA (Formula One Promoters Association), e sono reduci da un incontro con Liberty Media la scorsa settimana a Londra, alla vigilia dello Strategy Group.

Una riunione nella quale si è discusso dei diritti che vengono riconosciuti in forza degli attuali accordi. Da quanto riporta il Daily Telegraph, le prospettive sul breve-medio termine sono di una diminuzione ulteriore delle entrate, parte costitutiva della torta da ripartire tra le scuderie. «Nessun contratto sarà rinnovato alle condizioni finanziarie esistenti. Stiamo discutendo di una sicura riduzione degli oneri. E' impossibile pagare le somme che gran parte di noi sostengono», sono le parole riportate dal quotidiano britannico, riferite a una fonte presente all'incontro tra membri della FOPA e Liberty Media.

Una rinegoziazione che non sempre è destinata ad avvenire a scadenza, come nel caso di Silverstone, fronte sempre aperto sin dall'attivazione della clausola d'uscita dopo l'edizione 2019, necessaria per discutere un diverso e meno oneroso accordo rispetto a quello firmato con Bernie Ecclestone. Insostenibile per il BRDC, ente organizzatore del GP di Gran Bretagna, nonostante il pienone di pubblico (a prezzi certo non popolari).

Organizzatori che faranno sentire la loro voce anche in merito alla possibile variazione del format del week end di gara. L'opzione di una rinuncia o modifica al programma del venerdì si scontra con la necessità dei promoters di poter contare su un giorno in più di azione in pista da offrire al pubblico e monetizzare.

Dove va la Formula 1 del dopo Ecclestone

Il costo medio per ospitare un gran premio di Formula 1 è stato calcolato in poco più di 30 milioni di dollari l'anno, punto d'equilibrio tra i diritti pagati da Abu Dhabi, 75 milioni di dollari nei quali rientra il privilegio di essere l'ultima gara in calendario, e il rumour di una Monaco che non pagherebbe alcunché alla FOM: indiscrezione smentita lo scorso anno direttamente dal principe Alberto II, a riconoscere, tuttavia, come «i diritti siano forse meno cari di altri circuiti». Incrementare l'appeal della Formula 1, renderla appassionante agli occhi del grande pubblico è il passaggio cruciale perché gli organizzatori abbiano un pacchetto appetibile; oneri inferiori al passato, in uno scenario ideale, dovrebbero riflettersi su costi dei biglietti accessibili a quello stesso grande pubblico che si vorrebbe intercettare nuovamente.