L'attesa delle prime presentazioni delle monoposto 2018 è accompagnata da una curiosità in più, legata all'integrazione dell'Halo. Rappresenterà la più importante novità sul fronte della sicurezza e dal profilo stilistico, perché traghetta la Formula 1 in una nuova era, che riscrive la definizione stessa delle monoposto a ruote scoperte. Saranno Halo colorati, sponsorizzati, aerodinamici nel limite consentito dalle norme tecniche. Chissà se diverranno anche più facilmente digeribili agli occhi degli appassionati. Il 22 febbraio avremo le prime indicazioni – Ferrari e Mercedes all'esordio –, forse già due giorni prima, dovesse essere confermata l'indiscrezione che vuole il 20 febbraio la presentazione della Renault RS18.

La struttura di sicurezza inciderà in parte nell'andamento dei flussi verso il posteriore e nell'alimentazione dell'airscope, è scontato che tutti i team sfrutteranno i 20 millimetri concessi dal regolamento tecnico nell'area al di sopra dell'anello per installare appendici aerodinamiche e gestire al meglio le turbolenze create. 

«Vedremo come andrà. Credo avrà un aspetto diciamo un po' più da Formula 1 con i particolari aerodinamici applicati rispetto a quanto non sia accaduto con la struttura vista prima», commenta James Key, direttore tecnico della Toro Rosso. «Saranno un po' più curati visivamente, i team hanno avuto il tempo di lavorarci un po' per ottimizzare l'aerodinamica intorno all'Halo. Ho la sensazione che sarà qualcosa alla quale ci abitueremo. Si parlerà e si avranno opinioni di ogni sorta, ne sono certo, tutte senza dubbio valide, in definitiva, però,credo sarà qualcosa alla quale ci abitueremo e torneremo a preoccuparci in fretta delle corse». La sostanza al di sopra della forma.

Diversamente da quanto si possa pensare, l'integrazione della struttura di protezione intorno al casco del pilota ha interessato direttamente anche la progettazione del telaio, per i carichi applicati all'Halo nei crash test specifici: «E' stato più difficile per due ragioni. La prima è relativa alla novità del test, ci sono sempre delle incognite, non esistono riferimenti ai quali affidarsi con qualcosa di nuovo e profondamente diverso come i test sull'Halo rispetto al passato. Poi perché sono prove piuttosto severe.

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L'Halo deve essere una struttura molto solida intorno al pilota, è prevista l'applicazione di carichi elevati e condizioni difficili per essere sicuri che svolga i suoi compiti. Si è trattato di un test nuovo e con requisiti inediti da prendere in considerazione nella progettazione del telaio. Sono contento che abbia funzionato come da programma», ha raccontato a Racer, riferendosi al crash test superato dalla STR13.  

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