Il mondiale 2018 sarà il più lungo di sempre, con 21 gran premi che hanno richiesto un'inedita sequenza di tre eventi compressi in tre settimane: Francia, Austria e Gran Bretagna. Non si ripeterà in futuro, ha assicurato Ross Brawn. Resta il tema di quante corse debba proporre la Formula 1 nell'equilibrio tra costi e maggiori introiti da un numero superiore di gare. Toto Wolff si è espresso in favore di un limite a 20 gran premi. Quale scenario vivremo nei prossimi anni è tutto da scrivere, tra l'interesse manifestato da Copenhagen, il progetto coltivato da Assen, la volontà di rientrare di Istanbul, nuove cattedrali nel deserto quasi ultimate e la prospettata espansione negli USA.

Una Formula 1 che fa tappa in tutti i continenti, tranne uno. L'Africa. L'idea di un ritorno a Kyalami è circolata negli ultimi anni più volte: apprezzata da Hamilton, ritenuta improbabile da Ecclestone per i limiti del tracciato. A esprimersi in senso negativo è anche il portavoce del circuito, Christo Krueger. Kyalami è pista entrata nell'orbita Porsche, acquistato all'asta il circuito, da 4 anni; ospita regolarmente eventi legati al marchio di Stoccarda, manca tuttavia l'omologazione FIA Grado 1, fondamentale per rendere possibile l'organizzazione di un gran premio.

Non solo i costi dell'adeguamento del circuito, tra le barriere che si frappongono tra un GP del Sudafrica e il ritorno nella storica sede in uso fino al 1993 (vittoria di Prost): «Kyalami darebbe il benvenuto alla Formula 1, crediamo ci sia una tradizione da sarebbe bello tornasse e anche il continente africano merita un gran premio di Formula 1. Però, il vero spauracchio è rappresentato dai costi proibitivi che derivano dall'ospitare la Formula 1. Semplicemente non è fattibile finanziariamente con l'attuale struttura. Kyalami è lì come impianto e siamo preparati a intrattenere delle discussioni per migliorarlo o cambiare il tracciato attuale, saremmo disponibili a portarla a pista di Grado 1 ma servirebbe un impegno sul lungo termine della Formula 1 in Sudafrica, non abbiamo i mezzi necessari per essere i promoter di una gara».

Tradotto: non può essere la proprietà del circuito ad accollarsi i costi organizzativi. Servono investitori ulteriori, esterni. Scetticismo, poi, sulla possibilità che si intrattengano discussioni per un evento cittadino a Città del Capo, Kruger a F1Fanatic è chiaro: «E' una chimera. Le persone non credo comprendano appieno che tipo di asfalto serva, non basta levare le macchine dalla strada e improvvisamente hai una gara. Ci sono dei costi legati alle infrastrutture che superano di parecchio, probabilmente, il pagamento di un noleggio di Kyalami sul quale procedere».