Intenzioni, più o meno realizzabili nel breve periodo. Sono quelle di Liberty Media per tracciare un nuovo volto della Formula 1, che ponga il tifoso e le sue esigenze al primo posto. Gare più spettacolari, monoposto diverse, maggiori opportunità di accesso alle posizioni di testa per i team minori, liberarsi di una tecnologia criptica e costosa sulle power unit. Progetti. Nei prossimi mesi verrà diffuso un piano d'azione concreto, con le misure destinate ad arrivare in scena dopo il 2020, perlomeno negli aspetti tecnici di maggior impatto sulle monoposto, come può essere la configurazione aerodinamica delle stesse. Temi toccati da Brawn, recentemente intervistato da Autosprint a Londra.

Il 2018 sarà il campionato dell'aggiornamento delle tradizionali abitudini negli orari di partenza dei gran premi europei, spostati di 70 minuti rispetto al canonico orario delle 14:00. Sarà il campionato del debutto di una vera piattaforma di streaming video dai contenuti premium su molteplici mercati. Interventi ai quali sommare un'annunciata espansione futura delle gare in calendario, forse già dal prossimo anno, per arrivare alla soglia dei 25 eventi. A tal proposito, Sean Bratches, responsabile dell'area Marketing della FOM, ha tirato il freno sulla possibilità che si possa a breve passare a un calendario di Formula 1 strutturato in blocchi geografici.

La razionalizzazione degli eventi nella loro collocazione è un'esigenza chiave per provare a rendere sostenibile l'incremento di gare per le scuderie; vuol dire sì maggiori introiti da un numero superiore di gran premi, ma anche la necessità di strutturare diversamente l'organizzazione in seno a un team, in rapporto al personale che viaggia sui campi di gara.

L'idea: raggruppare tutte le gare europee nel loro svolgimento, a seguire il compattamento delle gare nel continente nord e sud americano (oggi, USA, Messico, Brasile) per concludere con una trasferta che raggruppi tutte le gare nell'area asiatica. Minori spostamenti di uomini e materiali, un insieme di gran premi dal fuso orario simile per creare una certa abitudinarietà nei telespettatori, l'apertura di opportunità commerciali sul fronte delle sponsorizzazioni legate a una macroarea: investire sapendo di ottenere una visibilità continua nella stessa zona geografica spalmata su più gran premi.

La frenata di Sean Bratches è giustificata da alcune considerazioni su vincoli in essere: «Di base sono un ottimista, ma anche realista e, sulla base di alcuni degli impegni contrattuali che abbiamo, nonché di problematiche legate al meteo, ci vorrà un po' prima che si possa arrivare, se sarà possibile, a un calendario a blocchi.

Stiamo provando a dirigere la barca della Formula 1 in una direzione che nella quale sarà molto più efficiente per i tifosi, perché riusciremo a farli navigare per un certo periodo nella stessa area di fuso orario.

Sarà anche più efficiente per tutta la Formula 1, che eviterà costosi spostamenti e creerà opportunità dal punto di vista delle sponsorizzazioni: se c'è qualcuno che, oggi, vuole attivare un impegno in Europa o nel continente americano o in Asia, risulta difficile, visto il continuo rimbalzare delle gare da una parte all'altra», racconta ad autosport. Impegni contrattuali citati da Bratches che interessano soprattutto l'avvio e la conclusione del mondiale. Abu Dhabi paga un premio extra per garantirsi il finale del campionato - svuotato di ogni significato nel 2017 -, quanto al Gran Premio d'Australia, invece, uguale garanzia è nell'accordo di rinnovo. Solo in due casi, dal 1996, anno di ingresso di Melbourne in calendario, il debutto del campionato ha battuto un circuito diverso: nel 2006 per la concomitanza con i Giochi del Commonwealth e nel 2010 ancora in favore del Bahrain.