Meno dieci a Melbourne, al primo verdetto della pista. Alle qualifiche che scriveranno la griglia di partenza del Gran Premio d'Australia. Sarà il racconto concreto dei primi rapporti di forza, la pista dirà chi ha lavorato meglio dopo Abu Dhabi. E i temi da letargo invernale, come l'eterna disputa sull'Halo, relegati a un peso nullo. E' stato richiesto, è arrivato, è obbligatorio, resterà. Impossibile da digerire ai più, è una strada dalla quale non si torna indietro.

Potranno introdursi delle evoluzioni al concetto, modificare le caratteristiche nei prossimi anni. Correttivi sul come migliorare non sul “se” dell'impiego, come sulla necessità di una sua introduzione. Così la pensa, ovviamente, il presidente Jean Todt, intervenuto a Londra, martedì. Le istanze della GPDA da non dimenticare, all'origine della struttura di protezione della testa del pilota, risalgono al 2015. «Ci impegnammo a prendere in considerazione quanto chiesto dalla GPDA. Amo la Formula 1 ma odio questa parte, delle persone che non mantengono la parola».

Sull'impatto visivo, Todt ha sottolineato come la Formula E Gen2 abbia raccolto consensi unanimi sull'aspetto esteriore, pur con l'Halo (dotato di una striscia luminosa che verrà impiegata per offrire indicazioni aggiuntive al pubblico). Quanto alle monoposto di Formula 1, aggiunge: «Onestamente non mi disturba quel che vedo. Leggo da qualche parte che non vediamo chi sta guidando. Ci siamo lamentati per anni che non vedevamo il pilota, che non vediamo il nome. Devi essere un grande esperto e, per me, l'Halo potrebbe rappresentare un elemento di facilitazione per individuare quale pilota è al volante». Rinvia alla possibilità che venga utilizzata parte della struttura per segnalare il nome del pilota, uno spazio, tuttavia, che potrebbe essere monetizzato dai team e venduto agli sponsor, risultando piuttosto in vista.

Non replica ai commenti critici sul nuovo dispositivo che, ricordiamo, oltre a condizionare l'aspetto delle monoposto ha richiesto ai progettisti sforzi enormi nell'adeguamento del telaio, per resistere ai carichi distribuiti durante i crash test sull'Halo. Interventi con un chiaro risvolto in termini di peso aggiuntivo.

«Amo la Formula 1, credo dovremmo amarla tutti. Non risponderò a quanto è stato detto, è un gioco infantile. Ritengo sia inappropriato, da parte di chiunque, negare pubblicamente qualcosa che è stata introdotta. La critica costruttiva è sempre positiva perché di proietta in avanti, ma le critiche in pubblico non sono positive per lo sport, non vedo il valore».