Gli ultimi giri con Sebastian Vettel che cercava di guidare "alla Raikkonen" - in realtà sappiamo benissimo che anche lui sa gestire quando serve - per controllare il recupero di Valtteri Bottas, sono stati nemici di una respirazione regolare da parte di chi seguiva la gara in TV o dagli spalti. Alla fine le gomme soft sono state trattate al meglio possibile per completare quei 39 giri in modo sufficiente da stare davanti, quindi onore al merito del pilota tedesco e alla rischiosa scelta strategica di insistere sul secondo set di gomme quando la gara sembrava prendere una brutta piega.

Qualche riconoscimento va però dato anche alla macchina in sé, la SF71H, rispetto alla W09. Oltre ai meriti della Rossa per la prima fila in qualifica, vorremmo infatti evidenziare come anche nell'ultimo giro e mezzo già in "zona DRS" Bottas non sia riuscito a portare un attacco davvero efficace, perdendo anzi tempo quando ha provato a farsi vedere fuori scia. All'opposto, non si può dimenticare che invece quando Vettel si è ritrovato davanti Hamilton (che doveva ancora sostare) con l'intenzione non troppo nascosta di "disturbarlo", ci ha messo un solo giro per "berlo" in rettilineo. Insomma, la Ferrari ha surclassato la Mercedes anche in termini tecnici, risultando più veloce in rettilineo senza però perdere troppo in termini di deportanza e quindi stabilità nel resto del giro. Non è poco, pur se attendiamo ovviamente cosa accadrà in tracciati con più curvoni veloci, ma almeno si può pensare di competere alla pari o quasi, a seconda della "location".

Vettel si è peraltro ritrovato a doversi difendere da solo dagli assalti delle Mercedes, che avrebbero dovuto trovare sulla propria strada (soprattutto Lewis Hamilton) le Red Bull e l'altra Ferrari. Peccato per Kimi Raikkonen e soprattutto per il meccanico Francesco investito nel cambio gomme mal riuscito, al quale vanno i nostri migliori auguri di rimettersi il più presto possibile dalla frattura a tibia e perone. Dal punto di vista sportivo, invece, meritavano più fortuna anche Daniel Ricciardo fermato dallo spegnimento improvviso di tutti gli apparati di bordo, nonché Max Verstappen che aveva già recuperato Hamilton (pur partendo 6 posizioni più indietro) e ha rimediato una foratura "distruttiva" nel sorpasso con contatto finale. Contatto nel quale vi è responsabilità per entrambi e che quindi giustifica non siano stati presi provvedimenti, ma in cui ci ha rimesso solo l'olandese.

I "bibitari" possono però festeggiare un altro grande risultato: quello di Pierre Gasly e della Toro Rosso, terminati quarti, riuscendo così a precedere la muta di inseguitori dopo l'inaccettabile gara australiana. Un risultato che premia anche la Honda, che stavolta non ha manifestato alcun problema tecnico portando pure Brendon Hartley al traguardo 13° dopo una penalizzazione per essersi toccato con Perez al via.

La grande lotta per le posizioni che i tre top team lasciano disponibili agli altri, ha visto la conferma di Haas e Renault, a seguire con Kevin Magnussen e Nico Hulkenberg, ma anche il recupero di McLaren. Seppur primi dei doppiati, Fernando Alonso e Stoffel Vandoorne terminano entrambi bene in zona punti, tanto che lo spagnolo può vantare la quarta posizione in classifica generale. Dunque riteniamo ingenerosi certi commenti seguiti al pur apprezzabilissimo risultato STR-Honda di oggi: diciamo semplicemente che dal divorzio tra McLaren e motorista nipponico di fine 2017, in definitiva, abbiano guadagnato entrambi.

Rilevante anche l'ottimo 9° posto di Marcus Ericsson e quindi della Sauber (mai inquadrato così spesso il marchio Alfa Romeo) frutto di una buona gestione della strategia a una sosta (soft + medie) ma anche di una prestazione più che adeguata sia da parte del pilota che della squadra e della macchina. Dopotutto ritroviamo dietro le Force India (anche in campionato Costruttori!) e una Renault, che non vuol dire poco. Non pervenuta anche stavolta, invece, la prestazione delle Williams: c'è da lavorare parecchio…