Avete presente quel modo di dire, usato peraltro anche nella comunità scientifica, per cui il battito d'ali di una farfalla può causare una serie di reazioni che possono portare a un uragano anche a chilometri di distanza? Ecco, proprio a questo "effetto farfalla" ci è venuto da pensare relativamente al GP di Cina e soprattutto per la gara sfortunata di Sebastian Vettel. Cerchiamo di spiegarci meglio, ovviamente.

Stavolta su un fondo migliore che non in Bahrain, Kimi Raikkonen scatta bene al via. Vettel se ne accorge subito e lo va a chiudere sulla destra: un'azione comprensibile, non scorretta e che dice peraltro molto sul fatto che con la Ferrari odierna Seb possa vedere anche nel compagno di squadra un rivale per il titolo (e anche che forse non siano così scontati ordini di scuderia in questa fase della stagione). Solo che Kimi è costretto a frenare bruscamente e così consente a Valtteri Bottas di passare 2°. Posizione che in seguito permetterà alla Mercedes di giocare di undercut al primo cambio gomme, determinando così il sorpasso di Valtteri a Sebastian grazie a un giro di rientro velocissimo cui si aggiunge una sosta Ferrari meno rapida del solito (dopo la revisione delle procedure conseguente all'incidente del Bahrain) recuperando i 3"4 che aveva di distacco prima del pit.

Insomma, in questa gara la Mercedes è riuscita finalmente a rivelarsi più astuta della Ferrari dal punto di vista tattico, anche se questo ha avuto riscontro più con il loro finlandese (ottima gara, offuscata solo da Ricciardo) che non con Lewis Hamilton, oggi non troppo brillante (anche stavolta ha perso una posizione al primo giro) se non quando ha duellato con Max Verstappen. Ed è proprio su Verstappen che dopo la safety car e il sorpasso subìto da Ricciardo, Vettel si trova a "confrontarsi" finendo in testacoda e con il fondo danneggiato. Analizzeremo meglio a parte questo discusso incidente, ma di fatto a quel punto comincia per Seb una gara all'indietro in cui deve cedere anche ad Alonso (manovra molto decisa, ma non troppo da essere sanzionata) arrivando alla fine solo 8°.

Dunque, una sequenza di concatenazioni che ha portato a un risultato finale ben diverso dalle ambizioni giustamente alimentate dalla partenza in pole… E c'è quasi da tirare un sospiro per il tedesco che sia comunque riuscito a raggiungere il traguardo e che Hamilton non sia andato più in là del 4° posto finale, altrimenti in classifica mondiale l'inglese sarebbe ancor più vicino dei 9 punti attuali di distacco. Quasi quasi, in termini di campionato, sarebbe fin stato meglio che Verstappen non fosse stato penalizzato (quarto al traguardo ma quinto in classifica per l'aggiunta di 10 secondi al tempo gara) finendo così davanti a Lewis. Ma questo è un altro discorso.

Del resto proprio la chiusura iniziale con tutto ciò che ha comportato ha impedito che Raikkonen potesse finire più avanti del 3° posto conclusivo, giusto in scia a Bottas. Ma si sa che con il senno del poi sarebbero tutti campioni, per cui lo mettiamo giusto a livello di ipotesi. In tutto questo, chi ne ha approfittato arrivando addirittura a giganteggiare, è Daniel Ricciardo. Che si è ritrovato da un sabato in cui ha rischiato (per colpe non sue) di non fare nemmeno le qualifiche - i meccanici hanno sostituito il motore in tempo per un solo giro in Q1, dopo il cedimento del turbo in FP3 - a una gara vinta in modo epico, come del resto non è la prima volta per l'australiano.

Partito sesto, Ricciardo ha dapprima controllato la situazione, lasciando sfogare il compagno di squadra nelle scaramucce con Hamilton. Poi una volta che Max ha allargato cercando ingenuamente di resistere a Lewis, Daniel gli ha invece mostrato in diretta "come si fa", sfruttando alla perfezione il pit-stop effettuato in regime di safety car (ottima in strategia anche la Red Bull, oggi) e quindi le gomme migliori: restando in scia e pur senza riuscire ad affiancarsi, ha poi portato una staccata profondissima sull'inglese tagliando direttamente verso la corda, senza lasciare alcuna possibilità di replica. Dopo un sorpasso irreprensibile su Vettel sempre in fondo al rettilineo principale, situazione diversa ma stesso risultato quando ha superato Bottas prendendo il comando: lì l'attacco è stato in curva 6 e Valtteri ha provato a chiudere, ma Daniel si è lo stesso infilato di forza e completamente, meritandosi una volta di più la vittoria finale e l'essere stato eletto "pilota del giorno". In campionato si porta così 4° tra Bottas e Raikkonen.

Una gara molto vivace nelle prime posizioni, un po' meno in quelle di rincalzo, ma questo non toglie meriti alla consistente prestazione di Nico Hulkenberg, 6° finale davanti a Fernando Alonso, anche lui bravo nel risalire dalla 13esima posizione di partenza. Carlos Sainz con il 9° posto completa la buona giornata Renault (ora quinta in classifica Costruttori a 3 punti da McLaren) davanti a Kevin Magnussen che ha sfruttato bene la partenza su gomme soft, a differenza di Romain Grosjean che essendo arrivato in Q3 era dovuto partire sulle ultrasoft: giusto per capire come con l'attuale regolamento non sia sempre un vantaggio andare troppo forte in qualifica...

Appena fuori dai punti le Force India, ma lo si può vedere come risultato incoraggiante in prospettiva di recupero. Lo stesso per Williams, con Lance Stroll e Sergej Sirotkin 14° e 15° in cui tanto ha fatto l'inizio gara incredibile del canadese. Male invece soprattutto per Toro Rosso, sempre indietro e soprattutto penalizzata dall'incidente fratricida tra Brendon Hartley e Pierre Gasly che l'ha tamponato in curva 14. Per il team di Faenza ci sarà da lavorare, ma prima ancora che sui piloti ci sarà da capire perché gli aggiornamenti aerodinamici che hanno funzionato benissimo in Bahrain non hanno invece dato vantaggi a Shanghai.