L'episodio che più ha fatto discutere nel Gran Premio in Cina è stato il malaugurato contatto tra Sebastian Vettel e Max Verstappen quando al 43° giro stavano lottando per la terza posizione. Purtroppo abbiamo verificato come, nel valutare l'episodio, molti si siano fatti condizionare più dai nomi coinvolti e da altri fattori che con la "manovre in sé" c'entrano ben poco: per cui cerchiamo di analizzare questo incidente in modo il più possibile "tecnico" per far capire cosa sia effettivamente successo.

Iniziamo dunque mettendo in evidenza due elementi che sembra ben pochi abbiano tenuto in considerazione. Primo: Verstappen non ha assolutamente affrontato la staccata di curva 14 pensando di attaccare Vettel, tanto che è restato perfettamente in scia e non ha posticipato il punto di frenata. Secondo: Vettel ha sbagliato l'ingresso curva arrivando leggermente lungo e bloccando una gomma al momento di inserire. Se non si tengono in considerazione questi due fattori, non si può capire cosa sia avvenuto effettivamente anche dal punto di vista delle responsabilità.

L'errore di Vettel lo ha portato a girare più largo, per quanto solo leggermente. A quel punto però si è creato un varco all'interno, sia come spazio fisico sia perché girare largo significa percorrere più metri. Chi segue ha due scelte da prendere in modo fulmineo, praticamente istintivo: cercare di bloccarsi quasi sul posto per evitare un contatto (e non è così facile come dirlo) oppure sfruttare il minor spazio percorso stando in traiettoria mollando anche un poco i freni per entrare del tutto. Trattandosi di Max Verstappen, inutile stare a specificare come possa aver agito senza pensarci due volte (non che ne avesse il tempo)…

L'allargamento in ingresso, del resto, non ha consentito a Vettel di prendere la corda, cioè di sfiorare il cordolo interno, e in effetti è in quello spazio che Verstappen si è infilato fino a portare la sua ruota anteriore a metà della Ferrari. Purtroppo Vettel ha continuato sulla sua traiettoria a rientrare verso destra mentre, proprio per il cordolo che non ti permette di stringere la percorrenza e per una velocità un pelo alta (ha detto di aver avuto un bloccaggio delle gomme dietro), Verstappen si è indirizzato più verso sinistra. Da ciò l'urto con il testacoda di entrambi. Chiariamo però subito una cosa: questo non significa girare colpe a Seb, che ha tenuto una traiettoria regolare (nel senso geometrico del termine) e tutto sommato ha appunto lasciato spazio all'interno. Il problema è che tale spazio era molto ridotto e al tempo stesso le due traiettorie convergenti.

Però, proprio perché l'errore di Vettel era stato abbastanza leggero e fino a quel momento Verstappen non si era "fatto vedere", ci sta che il tedesco non si fosse proprio accorto dell'inserimento dell'olandese, che del resto non poteva essere visibile negli specchietti. Per questo da un lato si può dire che sarebbe stato meglio se Vettel avesse tenuto una traiettoria più larga in uscita, ma non lo si può neppure colpevolizzare se non l'ha fatto. Crediamo sarebbe stato il primo a voler evitare un contatto, anche perché sarebbe riuscito lo stesso a stare davanti anche "girando largo".

Zero responsabilità quindi per Vettel, ma al tempo stesso vorremmo che si capisse come Verstappen sia stato in un certo senso "tirato dentro" in quella situazione. Di cui certo ha responsabilità, senza tuttavia giustificare chi parla di "crimine sportivo": è stato un errore di valutazione, magari anche piuttosto goffo, causato un po' dalla situazione e un po' dal suo atteggiamento generale, per cui i 10 secondi di penalità (più i 2 punti licenza) dati dalla direzione di gara sono una punizione più che adeguata. Anche il fatto che Vettel non fosse troppo alterato a fine gara e gli siano bastate le scuse di Verstappen, può far capire che la situazione fosse in effetti particolare.

L'incidente è stato paragonato a quello avvenuto tra Brandon Hartley e Pierre Gasly, considerandolo oltretutto più grave. Non siamo d'accordo: Gasly è arrivato lungo in frenata, per quanto di poco, e in più Hartley non era per nulla largo e ha preso la corda perfettamente, tanto da essere proprio tamponato (molto diverso dall'urto laterale tra Vettel e Verstappen) con Pierre che ha disperatamente - ma inutilmente, ormai - cercato di evitare il contatto a ruote bloccate. Non sono differenze da poco, nel valutare i due fatti.

Detto questo, riconoscendo il talento di Verstappen e certe attenuanti negli incidenti, vorremmo però che l'olandese ragionasse di più sul fatto che oggi Daniel Ricciardo ha vinto anche se gli era dietro in gara. Alla sua quarta stagione in Formula Uno, Max dovrà pur imparare che non si può affrontare ogni lotta diretta come un obbligo a superare subito e senza pensarci due volte, anche se tale atteggiamento piace tanto ad alcuni (fra cui, a quanto pare, anche i suoi "datori di lavoro"). Questo a prescindere dalle "colpe" o meno. Come dicono gli inglesi, "to finish first, first finish": vale a dire, se vuoi finire primo, prima di tutto devi finire la gara…

Perle di saggezza che oggi Ricciardo ha applicato alla perfezione, Verstappen no; ed è per questo che Daniel ha vinto e Max no. Se vogliamo, è sempre per questo che anche un indubbio mastino come Hamilton ha guidato pensando a limitare i danni ed evitando esagerazioni, giungendo alla fine della gara anche se solo quarto: una posizione che intanto gli permette di essere secondo in campionato a soli 9 punti dal leader dopo un inizio di stagione non certo spettacolare. Insomma, se Verstappen vuole fare il salto di qualità in ottica di campionato (non è più al punto da poter pensare solo alle singole vittorie di gara) deve fare un passo avanti anche nella mentalità, perché crediamo siamo tutti d'accordo che non è certo la capacità di guida a fargli difetto.