Alla conferenza stampa del giovedì con i piloti, l'occasione di avere il vincitore sia della passata edizione del GP in Azerbaijan sia dello scorso GP di quest'anno in Cina, ha concentrato le domande della platea su Daniel Ricciardo. In particolare sul suo futuro dopo tutte le voci di contatti con Ferrari e con Mercedes. Ma il pilota australiano ha negato tutto: «Finora ho discusso di questo soltanto con Red Bull. Fin dall'anno scorso stiamo parlando molto apertamente tra noi, e sono molto interessati a tenermi in squadra. Ma non c'è stato nient'altro, tutte le notizie che ho sentito finora di contatti con Ferrari e Mercedes non sono vere», taglia corto.

Ma cosa cerchi per il futuro, per il tuo prossimo contratto? «Beh, io sono molto esigente…», risponde sorridendo (cioè, più del solito, intendiamo). E spiega meglio, soprattutto alla domanda su quanto sia curioso di scoprire come sia più verde l'erba altrove: «È un buon modo di porre la questione, ma non credo che la curiosità supererà i fatti. Se cambierò, non sarà per il semplice gusto del cambiamento, ma per fare meglio. La mia esigenza è tornare a vincere e soprattutto poter puntare a vincere il Campionato del Mondo. Non andrei in una squadra che non mi permettesse di puntare a questo obbiettivo. Per cui la macchina che sarà la più veloce tra quelle che potrò avere la possibilità di guidare, sarà la favorita. Nemmeno le questioni finanziarie sono così importanti, rispetto a questo».

Nel decidere ci sarà anche una questione di fedeltà nei confronti della Red Bull che ti ha portato in F1? «C'è sempre stato questo elemento, da parte mia: sono con loro dall'inizio del 2008, hanno creato le condizioni per farmi arrivare fin qui. Ma ad un certo punto bisogna anche cercare di soppesare un po' tutte le cose, non solo i sentimenti».

Se però dovrai decidere sulla macchina migliore ma non hai ancora avuto contatti con Ferrari e Mercedes, cosa farai? Pazienterai che siano loro a farsi vivi? O andrai tu a proporti? E hai delle scadenze, per esempio questa estate? «Non è una brutta domanda, come scadenza quella della pausa estiva mi sembra buona. Ma il motivo per cui sto prendendo tempo è semplicemente che è ancora troppo presto. Mi prenderò il tempo necessario, tanto non sono nella situazione di temere di non avere un sedile per l'anno prossimo, per cui non ho fretta, non credo di essere costretto ad accelerare le cose. Se non accadrà nulla, magari penserò a un piano B». E quando gli viene chiesto se i futuri cambiamenti regolamentari potranno influire in qualche modo, risponde: «Pensare già ora al 2021 mi sembra davvero troppo avanti».

Viene sollevata anche una questione "tecnica" relativa alla gestione del suo futuro, vale a dire che finora era stata la struttura Red Bull a controllare la sua carriera (fino a fine anno): dunque per il futuro e per non rovinare la sua concentrazione sulle gare, si affiderà a un manager? «Ho già un piccolo gruppo dietro di me, e quando ci saranno le vere trattative, una persona mi rappresenterà. Non voglio complicare la situazione mettendomi in mezzo: per il momento sono contento di come sta andando, sono consapevole di quello che desidero e quando ci saranno discussioni davvero importanti, vedremo».

Pensando invece a oggi, dopo l'emozione di Shanghai e in prospettiva della gara a Baku e del prosieguo di campionato, Ricciardo ricorda: «Non ne ho ottenute poi così tante, di vittorie, per cui ognuna è molto speciale. Il fatto che fosse passato molto tempo ha dato un ulteriore sapore a quella della gara scorsa. Ma in questo sport ci sono sempre alti e bassi: dopo il Bahrain ero un po' abbattuto, è sempre una grossa delusione per un pilota, quando esci subito a inizio gara. Poi anche le FP3 e le qualifiche in extremis in Cina… Se con la Red Bull di quest'anno posso puntare al campionato? Al momento non ci penso ancora: voglio essere in lotta, certo, ma è ancora un pochino troppo presto per dirlo. Di certo possiamo ottenere ancora molto di più da questa macchina».