Lewis Hamilton s'invola fin dal via e ringrazia chi ha fatto di tutto per non impensierirlo, per quanto fosse evidente che non ci sarebbe comunque riuscito nessuno. Poco da "raccontare" su una gara senza sbavature grazie alla quale porta a 17 i punti di vantaggio nella classifica mondiale su Sebastian Vettel. Sulla gara del tedesco c'è invece molto da dire. Nel bene, quando si parla ad esempio dell'ottimo scatto al via con cui ha sopravanzato Valtteri Bottas. Ma anche nel male, valutando le strategie e i pit-stop Ferrari che l'hanno fatto finire due posizioni più indietro, 4° al traguardo.

Cominciamo dal primo cambio gomme, a fine giro 17. Un tentativo di undercut, forse un po' troppo anticipato (considerando i vari giri sotto safety car) che purtroppo si ritorce contro: il cambio non è velocissimo e Bottas "spara" due giri rapidissimi prima del suo pit, così solo una "magia" di Vettel che sfrutta la scia di Magnussen (e il DRS) gli permette di stare davanti all'altro finlandese. Così facendo si trova però a dover percorrere i restanti 49 giri con lo stesso set di medie. La cosa impaurisce un po' gli strateghi Ferrari (ma allora perché non hanno aspettato per il primo cambio?) che così approfittano della virtual safety car in occasione dello stop di Esteban Ocon al giro 41. Ma anche stavolta il cambio gomme non è stato irreprensibile, e così Vettel perde la posizione non solo su Bottas, ma anche su Max Verstappen. A quel punto, come successo già tantissime altre volte in passato, il divario non è sufficiente a superare. Nonostante l'ala anteriore danneggiata sulla Red Bull (dopo la tamponata a Stroll).

Certamente è troppo facile giudicare "a posteriori" scelte tattiche di questo tipo, ma indubbiamente ci sarà da riflettere molto su quanto successo e sulla lentezza dei pit-stop dopo l'incidente in Bahrain. Come ci sarà da perdere molto tempo nel cercare di capire altri due fattori. Il primo è che stavolta la Ferrari (forse perché concentrata sugli aggiornamenti) non è riuscita a capire il comportamento delle gomme "nuove" ed è anche per questo (e non certo per i presunti favoritismi di Pirelli a Mercedes) che ha avuto qualche problema in più sia in qualifica che in gara. Tanto da rendere realistica la preoccupazione che ha portato al secondo pit-stop, sebbene Bottas sia riuscito a fare 47 giri con quella mescola.

Il secondo problema preoccupante (almeno finché non vi saranno dati tecnici e riscontri più precisi, a Maranello) sono i guai capitati a Kimi Raikkonen. Oltre al fatto sportivo che simili noie stanno compromettendo gravemente quella che sembrava una stagione molto promettente per il finlandese, due cedimenti (i "suoni" percepiti fanno propendere per questo termine) alla power unit in un weekend devono far suonare più di un campanello d'allarme. Anche perché se la prima PU era alla sua quinta gara, la seconda che ha ceduto in gara era invece nuova, dato che tra venerdì e sabato erano stati sostituiti motore termico, turbo e Mgu-H. Ora comunque le due unità saranno analizzate a Maranello e si vedrà se saranno recuperabili.

A parte un errore (testacoda sotto VSC) Daniel Ricciardo non ha potuto esprimere il suo potenziale se non nei giri finali, con il "contentino" del giro più veloce in gara quando ha ricevuto il "via libera" dai box, quasi come se fino a quel momento fossero troppo preoccupati di incorrere in problemi di consumo. Mentre Kevin Magnussen ha condotto una gara isolata ma forse proprio per questo (nelle lotte dirette è un po' troppo duro, di solito) incredibilmente consistente, raccogliendo finalmente il frutto delle sue fatiche con un ottimo 6° posto finale.

Mentre Romain Grosjean, proprio per evitare di tamponare il compagno al via, ha innescato in curva 3 un testacoda che ha portato all'incidente (con ritiro) con Nico Hulkenberg e Pierre Gasly. Un errore tutto sommato leggero ma amplificato enormemente dalla decisione di "tenere il gas aperto": normalmente questo si risolve con una piroetta sul posto, riprendendo la gara quasi senza fermarsi; invece stavolta la Haas è schizzata impazzita di nuovo in pista tagliando la strada al gruppo. Una cosa pericolosissima, tanto che al francese è stato comminato un arretramento di 3 posizioni in griglia al prossimo GP (quello di Montecarlo) oltre a 2 punti licenza.

La sfida spagnola si è risolta per poco a favore di Carlos Sainz, che sul finale ha avuto problemi di motore ma è riuscito a finire la gara davanti a Fernando Alonso per pochissimo. La McLaren non è riuscita a sfruttare al meglio la differente strategia (unici a partire sulle supersoft con Alonso) e accusa anche il ritiro di Stoffel Vandoorne: è comunque una situazione ben diversa rispetto allo scorso anno, per cui le preoccupazioni sono parse contenute.

Bravi anche Sergio Perez a risalire 9° dalla 15esima posizione di partenza (uno dei pochi a sfruttare due soste) e soprattutto Charles Leclerc che ha portato nuovamente a punti la Sauber. Per chi segue, a partire da Lance Stroll, gare da un lato favorite da 6 ritiri, ma anche poco criticabili: hanno fatto quel che potevano. Piuttosto, da rimarcare come tutti quelli che non facevano parte dei tre top team siano finiti doppiati. Un divario che forse non si potrà mai annullare, ma che in questi termini appare un po' troppo umiliante e quindi ingiusto. Anche per lo spettacolo.