Tanto nascosto è il componente, tanto segreta la realizzazione (unica) del pacco batterie impiegato nell'era ibrida dalla Ferrari, che non servivano certo le dichiarazioni di Charlie Whiting, riportate dal Dailymail, per individuare la fonte dell'imbeccata a Mercedes su possibili risvolti contrari al regolamento nella strategia di recupero e sviluppo della potenza sul fronte ibrido da parte della Ferrari SF71H.

La FIA ha monitorato i dati sin da Baku e ha ribadito la conformità alle norme della power unit alla quale, fino allo scorso anno, ha lavorato Lorenzo Sassi, oggi in Mercedes. Toto Wolff non ha gradito i dettagli sui passaggi che hanno portato la Federazione a verificare la regolarità dell'Ers Ferrari, perché indirettamente indicavano la figura di Lorenzo Sassi.

«Uno dei miei compiti è quello di proteggere i miei uomini, ed è fastidioso se certe figure individuali vengono nominate nel contesto errato. Le squadre interrogano la FIA ogni giorno, non credo sia importante evidenziare che una persona ha sollevato interrogativi sulla legalità. Se dici che un determinato team lo ha fatto, va benissimo, è questo il modus operandi. Individuare dei singoli non è la cosa giusta», il commento di Wolff a Sky Sports.

Le verifiche effettuate da parte della FIA hanno dato esito positivo per la Ferrari, sebbene sia stata anticipata la possibilità che in Canada vengano installati degli strumenti che consentano più rapidamente alla Federazione di monitorare lo sviluppo di potenza attraverso il MGU-K (limitata a 163 cavalli al giro dal regolamento). «Non è stata presa nessuna decisione su alcunché, non è stata depositata una protesa, quello della FIA è solo un comunicato stampa. Ci fidiamo della Federazione, se hanno esaminato le cose, allora va bene», aggiunge Wolff. Questione chiusa.

Le attenzioni degli avversari sulla Ferrari, alla ricerca di dettagli non conformi a un regolamento dalle mille pieghe e zone grigie, sono il migliore degli indicatori, oltre la prestazione in pista, sul lavoro prodotto in inverno.

Charlie Whiting ha ricostruito nel dettaglio i passaggi che hanno portato fino a Montecarlo, alla piena comprensione del funzionamento dell'Ers Ferrari, fino a sancirne la regolarità. «Abbiamo sentito per la prima volta qualcosa da parte di un team appena prima di Baku, in queste occasioni solitamente le indicazioni arrivano da parte di squadre che hanno ingaggiato del personale da un'altra squadra; ci è stato chiesto di controllare certi aspetti della Ferrari, accade molte volte e abbiamo controllato, abbiamo sempre osservato i dati per assicurarci che tutte le monoposto non impieghino più potenza di quella che dovrebbero. In questo caso specifico, i dati sembravano un po' insoliti, molto difficili da spiegare. Però la Ferrari utilizza un pacco batterie diverso da chiunque altro, molto più complesso, perciò è stato necessario un po' per capire e spiegare le anomalie».

Dati che inizialmente non avevano convinto la FIA, senza che vi fossero, però, gli estremi per portare la questione davanti ai commissari con l'accusa di un'irregolarità della monoposto, ha approfondito Whiting. «Abbiamo lavorato insieme alla Ferrari come facciamo con gli altri team. Hanno effettuato poche modifiche al software, adesso (dopo le libere del giovedì; ndr) abbiamo controllato e visto come la macchina ha girato nel primo giorno di prove libere ed eravamo completamente soddisfatti».

Nel mirino: Vettel e la sindrome di Baku