Questione di nomi e di differenze prestazionali da risolvere nel prossimo futuro, prospettiva 2019. Più in là, sguardo rivolto al 2021, la possibilità che uno dei capisaldi degli ultimi decenni della Formula 1, il diametro dei cerchi da 13 pollici, possa cambiare. Intorno alle gomme inevitabilmente c'è sempre un gran vociare, non fosse altro per il determinante apporto nella costruzione della prestazione. Pirelli guarda alla prossima stagione, il lavoro con i team è già iniziato da tempo, lo sviluppo del prodotto 2019 è in corso e arriverà alla sintesi finale di ottobre, dopodiché l'assaggio collettivo, al termine della stagione, nei test di Abu Dhabi, appuntamento che il gommista gradirebbe confermato.

A cosa si lavora in vista del prossimo anno? A una spaziatura migliore delle mescole, intesa quale differenza di prestazioni, salto, tra un composto e l'altro. Le uscite registrate finora della gamma morbida, in particolare Soft, Supersoft e Ultrasoft, hanno restituito differenze minori di quanto non risulta gradito a team e (soprattutto) piloti. Più marcato il salto Ultrasoft-Hypersoft, protagonista a Monaco e nell'appuntamento alle porte: il Gran Premio del Canada.

Si chiedeva un maggior numero di pit-stop quest'anno alla Pirelli, andare oltre la singola sosta. E gli strumenti di simulazione impiegati dal gommista hanno aiutato a calibrare la scelta delle mescole per offrire diverse alternative. Complice il ristretto gap di prestazione tra alcune mescole, si è assistito a differenti abbinamenti di compound, nella lunghezza degli stint, ma il singolo pit-stop resta ancora radicato nelle tattiche di gara preferite. Mario Isola, spiega il perché, in un incontro con i media a Londra: «Quest'anno, uno dei problemi è che le gomme Soft, Supersoft e Ultrasoft sono molto ravvicinate, per il prossimo stiamo lavorando a diverse mescole per avere un gap più grande e generare il famoso crossover che permette di avere strategie differenti.

Se elabori diverse strategie con il medesimo tempo complessivo di gara, tutti puntano a una corsa con un solo pit-stop, lo abbiamo appreso dall'inizio della stagione. Osservando i numeri, in certe gare abbiamo strategie su due pit-stop più veloci di quella su una singola sosta ma ovviamente ti prendi tanti rischi con un pit aggiuntivo, questo è il problema. Così, se le differenze sono piccole, inferiori ai 5 secondi (nel tempo complessivo di gara; ndr), tutti punteranno a una tattica con un solo pit-stop. Abbiamo bisogno di elaborare simulazioni per far sì che la strategia a due pit sia più veloce, difficile capire quanto più rapida, perché se dovesse esserlo troppo, tutti farebbero la stessa tattica a due soste. Dobbiamo trovare un bilanciamento che permetta ai team di interpretare la gara in modo diverso».

L'ampiezza della gamma di mescole, 7 da asciutto omologate quest'anno, consente a Pirelli di selezionare composti non contigui, nel tentativo di amplificare le differenze di rendimento tra una mescola e l'altra. Probabilmente si andrà verso una semplificazione “nominale” e cromatica. Razionalizzare a favore di tifoso: gomma morbida, media e dura. Semplice e immediato, tuttavia, Pirelli intende conservare una differenziazione di fondo per non trasmettere l'idea di una gamma composta da tre mescole uguali su tutti i circuiti.

«Capiamo che per certi spettatori (evidentemente il pubblico meno tecnico; ndr) è difficile identificare le 7 mescole della gamma. E' importante non perdere il messaggio che non si corrono gare diverse con lo stesso composto. Siamo ben contenti di chiamarle dure, medie e soft, definire tre colori e usare gli stessi ma dovremo trovare un modo per creare una corrispondenza tra il nome e quale mescola usiamo, certi spettatori credo desiderino andare più a fondo nei dettagli e quel che usiamo. Se saranno delle lettere o dei numeri a identificarle è ancora in discussione», aggiunge Isola.

Più ampio il ragionamento, invece, sul 2021 e la possibilità che le monoposto corrano con gomme da 18 pollici. Il tema tecnico è di ampissima portata, interesserebbe anzitutto le sospensioni – attese a un ritorno del controllo elettronico attivo – e la rivoluzione annunciata, oltre le power unit e l'aerodinamica, sarebbe la palla al balzo da cogliere per modernizzare anzitutto il look della ruota grazie al grande diametro.