Il settimo appuntamento della stagione F1 2018 ci porta a correre in NordAmerica, sul tracciato cittadino semipermanente dedicato a Gilles Villeneuve. Questo circuito si sviluppa per 4.361 metri (e 14 curve) sull'isola di Notre-Dame sul fiume San Lorenzo, a Montreal, dove è stato inaugurato nel 1978. L'andamento è piuttosto particolare: troviamo infatti allunghi sensibili alternati a curve lente, e ciò comporta sia forti accelerazioni (che penalizzano un po' dal punto di vista dei consumi, da tenere sott'occhio) sia staccate molto pesanti e quindi gravose per l'impianto frenante, che va adeguatamente raffreddato anche se a scapito dell'efficienza aerodinamica.

L'asfalto è liscio e poco aggressivo, fattore che unitamente all'assenza di curve veloci "ad alta energia" permette alla Pirelli di portare le mescole più morbide in gamma (supersoft, ultrasoft e hypersoft) come a Monaco, ma in questo caso con maggiori aspettative di degrado. A parte vari riposizionamenti e sostituzioni di barriere, la novità del tracciato rispetto all'anno scorso è che stavolta sono presenti tre zone di attivazione dell'ala mobile anziché due: oltre a quelle tradizionali nei due rettilinei contigui tra tornante e prima curva (da curva 12 a 13 e da 14 a 1) è stata aggiunta una zona DRS nell'allungo che va da curva 7 a curva 8. Vedremo se ciò faciliterà davvero i sorpassi, dopo che l'analogo esperimento nella prima gara stagionale a Melbourne ha dato riscontri inferiori alle aspettative.