A proposito di Le Mans: non avrà ancora un podio in Formula 1 ma ha una 24 Ore in bacheca. Tre anni fa, Nico Hulkenberg, festeggiava con Porsche. Oggi guida la campagna Renault in un mondiale nel quale è difficile ambire a grandi risultati in condizioni di gara regolari, se non guidi una Ferrari, Mercedes o Red Bull. Nico si porta dietro una serie storica da primato (negativo): 144 gran premi disputati senza mai salire sul podio. Oltre il dato, però, c’è un primo terzo di campionato nel quale ha portato l’acqua al mulino Renault mentre Carlos Sainz prendeva ancora le misure alla RS18.

E’ il primo dei piloti che competono nel Mondiale degli altri. Stessi punti di Fernando Alonso, per dire. Ha raggiunto il volante di un costruttore ma il percorso per raccogliere i frutti più pregiati è ancora lungo. Non sarà quest’anno che la la Regie potrà competere alla pari con i primi tre. Consola abbastanza essere il quarto team, far meglio di una vecchia gloria come McLaren.

«Nessuno arriva oggi in Formula 1 e vince subito, è troppo complesso. Potete vedere Ferrari, Red Bull, anche Mercedes: hanno avuto bisogno di tempo per arrivare dove sono ora. Sono i dettagli, il loro perfezionamento, che richiede tempo. Noi siamo probabilmente a metà del percorso, sappiamo quale è il nostro programma, gli obiettivi. Quest’anno dovremo consolidare la posizione di quarto team e sarà una lotta intensa con Mclaren, Force India e Haas», racconta Hulkenberg.

Ha mancato il risultato in due gare appena, una per un suo errore, in Azerbaijan. Incolpevole in Spagna, eliminato da Grosjean. Non siamo ancora nella fase di assegnazione dei voti, un quadro più completo potrà farsi alla pausa estiva, finora, però, Nico si promuove: «Direi che sto guidando molto bene, in generale sono abbastanza contento. A Baku è stato evidente, ho commesso un errore, però se guidi sempre al 120% può capitare l’errore e in quell’occasione sono stato un po’ sfortunato perché è arrivata una folata di vento di coda (destabilizza il carico della monoposto; ndr). Possiamo dire che sto nel momento migliore della mia carriera». Meglio anche della chance più concreta di andare sul podio, nel 2016, all’epoca in Force India accanto a Perez: «140 gare senza un podio sono tante, è chiaro. Però conosco le ragioni per le quali non è arrivato. Non ne vado orgoglioso ma le persone conoscono cosa posso fare. C’è sempre stato qualcosa andata male, la strategia o un errore di guida. Monaco 2016 era un’opportunità ma sbagliammo tattica e andò bene a Sergio Perez e salì sul podio».

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Se per il team l’obiettivo è migliorare il 2017 e concludere il campionato al quarto posto nel campionato Costruttori, provando a ridurre il distacco dai primi, per Hulkenberg, oltre a far meglio di Carlos Sainz, c’è un’asticella ideale che vorrebbe raggiungere: «Mi piacerebbe raccogliere più di 100 punti, sarà un buon anno se dovessi riuscirci». Un traguardo sfiorato nel 2014, quando terminò nono nel mondiale con 96 punti su 19 gare. «Corro da tanti anni ormai e amo quel che faccio, vorrei essere un giorno su una macchina di vertice, in grado di doppiare gli altri, lottare con i migliori, per la vittoria e dimostrare di potercela fare», racconta intervistato da F1.com.

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