Quello che sembrerebbe un lasso di tempo ancora molto ampio è, in realtà, una corsa da portare a termine nel volgere dei prossimi 3-4 mesi. La power unit Honda andrà sotto il cofano della Red Bull RB15, oltre che della Toro Rosso STR14, e dovrà essere in grado di sostenere le ambizioni di vittoria del nuovo partner. L’evoluzione introdotta in Canada ha portato ottimi progressi e altri ne arriveranno dalla seconda e ultima specifica prevista per questa stagione.

L’introduzione ideale in Belgio, alla ripresa dalla pausa estiva, darebbe il vantaggio di sfruttare al meglio il potenziale su due piste da motore: Spa e Monza, poi Città del Messico. C’è un divario da Renault che va colmato completamente e una spinta extra in modalità qualifica da assicurare, un'esigenza irrinunciabile per Red Bull.

Parallelamente allo sviluppo 2018 procede il progetto 2019, con i tempi legati alla produzione e fornitura dei componenti da tenere in considerazione, nell'orizzonte realmente utile a sviluppare la power unit: in autunno la specifica Honda RA619H sarà bella che definita.

Annunciato l’accordo di fornitura a Red Bull, Masashi Yamamoto, responsabile di Honda Motorsport, ha prospettato il percorso che verrà seguito nei prossimi mesi: «Relativamente alla corsa alla ricerca e sviluppo è chiaro che andremo a lavorare sui dettagli più minuziosi sulla Spec 3. Al contempo, però, saremo molto concentrati sulle specifiche per il prossimo anno.

La specifica di quest’anno è pressoché tutta definita, quindi l’ultima metà dell’anno ci vedrà concentrati sullo sviluppo delle soluzioni per il prossimo. Tutti gli altri aggiornamenti saranno focalizzati anche pensando al motore della prossima stagione». Il Paul Ricard ha ricordato a Honda, con il problema occorso sulla monoposto di Hartley al venerdì, come ci sia sempre un’affidabilità da garantire, oltre la caccia alla prestazione, tra ottimizzazione del motore termico, gestione dell'energia, consumi e sistemi di recupero.

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I progressi compiuti rispetto al 2017 sono enormi, proprio nella stagione che, sotto l’aspetto regolamentare, sembrava essere più difficile per Honda, con il limite a tre power unit stagionali (comunque infranto). Guarda al passato, Yamamoto e sulla collaborazione con McLaren dice: «I primi tre anni con McLaren per Honda sono stati molto, molto, importanti, sono stati tre anni di apprendimento, su quel che avevamo perso, sul gap che c’era tra l’ultima volta che eravamo stati in Formula 1 e il ritorno.

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Siamo molto riconoscenti per quei tre anni, poi è arrivata l’unione con Toro Rosso, sin dall’inizio abbiamo capito che sarebbe stata un’ottima collaborazione e che eravamo pronti a compiere il prossimo passo. Quello di vincere le gare e, per farlo, abbiamo deciso che unirci a Red Bull è la scelta giusta».