Power unit, che fare? Fine giugno avrebbe dovuto portare con sé l'insieme di dettagli regolamentari sui nuovi motori, parte di un più ampio processo di rivoluzione al quale guarda la Formula 1. Definire nei particolari le caratteristiche delle power unit turbo ibride: più semplici, potenti, rumorose e in grado di catturare l’interesse di nuovi costruttori. Ecco, si arriva di fatto alla conta, dalle ultime emerse a Silverstone, dopo la riunione dello Strategy Group. Una conta del “chi ci sarà” certamente. Non semplici interessi. Mercedes e Ferrari, Renault e Honda, ovviamente.

Gli altri, chi sono? L’interesse di Porsche, l’interesse di Aston Martin, per dire di due osservatori attenti nel lungo processo di discussione che negli ultimi 12 mesi ha visto un susseguirsi di riunioni, raccolta di idee, necessità, condizioni. Il punto tecnico più difficile da far digerire ai motoristi attuali è stata la rinuncia al sistema MGU-H, presente sin dalla bozza di power unit esposta a fine ottobre da FOM e FIA; sistema di recupero dell’energia posto sul turbocompressore la cui eliminazione comporterebbe, di fatto, nuovi investimenti per sviluppare un motore del tutto diverso (e, ovviamente, molto meno efficiente. Ma trattasi di un’altra storia).

Il comune sentire di Red Bull (Honda) e Mercedes, espresso da Horner e Wolff, è nell’inutilità di abbandonare il motogeneratore sul turbo in assenza di un concreto impegno di nuovi motoristi a entrare in Formula 1. Rimuovere l’ostacolo tecnico più costoso e complesso da sviluppare, a che pro se i motoristi che dovrebbero arricchire la griglia non confermano il proprio impegno?

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Christian Horner, secondo quanto riporta Racefans, ha dichiarato «Non sembrerebbe esserci nessuno intenzionato a entrare. Spetta alla FIA e a Liberty Media decidere cosa vogliono fare». Raffreddamento dell’interesse di Aston Martin che, indirettamente, arriva dal partner commerciale più vicino al marchio, Red Bull fresca di accordo con Honda per due stagioni, 2019-2020.