Nei prossimi due weekend altri due Gran Premi ci aspettano prima della pausa estiva, quelli in Germania e in Ungheria, e sono due gare che potrebbero orientare il campionato in un senso più netto. Ovviamente pensare che il campionato possa essere "deciso" già in agosto, quando mancherebbero ancora 9 appuntamenti, è quanto di più antimatematico e illogico si possa ipotizzare. Nondimeno essere "campione d'estate" ha sempre il suo significato non solo cabalistico, in corrispondenza del giro di boa della stagione con i GP numero 11 e 12 (su 21).

Orbene, nell'affrontare queste due gare la Mercedes sembra essere la squadra più in difficoltà, tra chi lotta per il campionato, nonostante le dichiarazioni ottimistiche di Toto Wolff. Con la vittoria di Silverstone "a casa loro", la Ferrari ha piazzato un bel colpo, uscendo dalla "triple header" (l'inedita sequenza di tre weekend di gara consecutivi) non soltanto con Sebastian Vettel davanti a Lewis Hamilton di 8 punti, ma con la leadership pure tra i Costruttori (qui per 20 punti). Non si tratta certo di distacchi abissali o irrecuperabili, ma importanti perché ottenuti dopo gare teoricamente favorevoli alla W09 e meno alla SF71H, e quando ci si appresta a calcare piste dove la situazione sarebbe invece più adatta alla Ferrari. Dove dunque la stagione potrebbe prendere una certa piega.

Il problema per Mercedes, però, è che non è nemmeno tutto qui. Ci sono svariati fattori, sia tecnici che sportivi (ma non solo), che fanno prospettare al team AMG Mercedes F1 un'estate più rovente del previsto. A partire ovviamente dal fatto tecnico che i motori evoluti non hanno fatto tutta la differenza prospettata, che sono oltretutto insorti problemi di raffreddamento, e che in definitiva non hanno più una monoposto nettamente superiore alla concorrenza. Certo, nemmeno inferiore: però a Brackley e Brixworth non sono più abituati a gestire una competizione così livellata, a differenza dell'affamata squadra di Maranello. Tanto che non basta più un pilota mostruosamente veloce come Lewis Hamilton (il quale ha appena rinnovato per altri due anni ma vedremo se sarà sufficiente a dare serenità all'intero team) a fare la differenza, bensì si avverte la mancanza di uno come Nico Rosberg nella messa a punto in pista, quella che si fa tra il venerdì e la domenica.

Vabbé, direte voi, ci sta anche che ad un certo punto possano vincere pure gli altri, a fine stagione, e non sarà questo a screditare una sfilza di campionati vinti a mani basse negli ultimi anni (dal 2014 ininterrottamente) con i motori 1.6 V6 turbo ibridi. Già, peccato che a certi livelli si ragioni in modo molto meno "sportivo" e De Coubertin non sappiano nemmeno chi sia. Parliamo di ciò che succede nei consigli di amministrazione, ed è soprattutto questo che sta mettendo "sulla graticola" la squadra F1 della Mercedes nell'affrontare questi momenti importanti della stagione. Perché agli azionisti conta fino a un certo punto l'aver fatto "bella figura" e aver perso onorevolmente un campionato giocandoselo fino all'ultimo o quasi. A loro interessa (parecchio) di più sapere quanto è stato speso nel "giochino" delle corse e se davvero ne è valsa la pena. Attenzione, però: in questo ambito, talvolta nemmeno vincere può essere considerato sufficiente e/o che "valga la pena".

Facciamocene una ragione: ormai ai vertici delle Case automobilistiche è sempre più difficile trovare chi "crede nelle corse", e anzi basta pochissimo perché un cosiddetto Grande Costruttore decida da un momento all'altro di abbandonare un campionato (specie se costoso) alla prima occasione, con qualsiasi scusa (persino il "budget cap" per limitare i costi lo può diventare!). Se ne sono malauguratamente accorti anche gli organizzatori del WEC, che pure fino a non molti mesi fa si "facevano belli" ostentando la partecipazione al Mondiale Endurance delle Grandi Case. Ora sparite, attratte anche da serie alternative come la Formula E, che ha guadagnato maggior interesse sia per il "fulgido futuro" che prospetta, sia perché meno invisa a chi l'auto la vede in modo demoniaco (in pratica, tutti quelli che non sono appassionati).

Con l'arrivo in Mercedes dei cinesi del gruppo Geely (ora maggiori azionisti) la situazione non ha fatto che aggravarsi, dal punto di vista delle competizioni tradizionali, data la loro dichiarata simpatia per la mobilità elettrica (vedi la trasformazione della Volvo, per avere un esempio concreto). Ciò dovrebbe far capire come mai, nonostante i risultati, la posizione di Toto Wolff sia vacillata già in occasione di un episodio "marginale" come quello di Allison e Lauda manifesti istigatori dei controlli Fia sulla Ferrari (la questione della gestione della doppia batteria): ormai basta un nulla, anche solo la parvenza di "danno d'immagine", per rischiare il posto. Come hanno scoperto pure Costa ed Ellis...

Va da sé, naturalmente, che non è certo questo il modo migliore di affrontare gare importanti in una stagione F1 così equilibrata, in cui basta pochissimo per commettere errori decisivi o comunque per far pendere l'ago della bilancia da una parte o dall'altra. Invece in Mercedes pare stiano facendo di tutto per incorrere nella stessa situazione poco sostenibile che in passato aveva spesso danneggiato il team Ferrari: quella dell'eccesso di pressione, che non fa ragionare lucidamente e non permette di prendere serenamente certi rischi che nelle corse possono fare la differenza. Vedremo come sapranno gestire tutto ciò già a partire dal prossimo GP, che oltretutto essendo in Germania sarà proprio sotto gli occhi dei "quadri" tedeschi e delle maestranze germaniche. Ma sarà il GP di casa anche per Seb Vettel…