Dopo il GP in Germania, molto si è discusso sul fatto se quella di Hamilton dal 14° posto in griglia fino alla vittoria fosse stata una "vera rimonta". Il modo più corretto di valutare la gara di Lewis l'abbiamo spiegato bene nel nostro "Mirino", anche perché non si può negare che i teorici antagonisti "sparivano" appena raggiunti dalla Mercedes numero 44. Certo a monte di tutto ci sta l'incolmabile differenza di prestazioni e di passo tra le monoposto "top" e quelle di secondo piano. Ma è anche vero che sovente i piloti superati sono parsi molto più che arrendevoli e hanno facilitato enormemente il compito dell'attuale capoclassifica.

Ad aiutare a capire il motivo di certi comportamenti, sono state le risposte date da Esteban Ocon e Carlos Sainz nel corso della conferenza del giovedì a Budapest, quando interrogati in merito. Il primo a spiegare perché non ci si provi nemmeno a opporre un po' di resistenza, è il pilota della Force India: «È troppo difficile, semplicemente contro certe macchine noi non possiamo proprio lottare, sarebbe del tutto inutile farlo. Quando li vedo arrivare, so già che non c'è gara, che non mi porterebbe a nulla lottare contro di loro. Vedremo se si riuscirà a cambiare le cose in futuro: sono certo che per la Formula 1 sarebbe meglio avere valori in campo più ravvicinati ed equilibrati, e che questo sarebbe molto positivo per lo spettacolo».

Il pilota della Renault non può che confermare: «Non c'è molto da aggiungere a quanto detto da Esteban. Quando vedi queste macchine come ti sfrecciano accanto, capisci che non puoi proprio lottare. So che non è bello, ma siamo proprio due categorie diverse: a volte hanno 1 secondo e mezzo al giro di passo gara in più. Ho fiducia in Fia e Liberty sul fatto che lavoreranno per colmare questo gap, viceversa sarà sempre una gara distinta fra i primi sei e il resto dello schieramento».

Da quello che in questo caso è "l'altro lato", anche Valtteri Bottas non fa che dar ragione ai due: «Dipende molto dalle piste, ma dove hai zone DRS favorevoli e un vantaggio sul giro di 1"5-2"0, l'unica cosa che fai quando raggiungi uno di loro è cercare di "sbrigare la pratica in fretta". Negli anni passati sono stato diverse volte nella situazione spiegata da Carlos ed Esteban: cerchi di fare la tua gara, di calcolare quanto valga la pena di combattere per quella posizione, anche perché se per farlo distruggi le gomme, alla fine ne puoi perdere anche 5, di posti». Insomma, sicuramente sarebbe molto "sportivo" lottare sempre con gli avversari in pista, ma ci sono volte in cui questo non ha proprio senso e anzi può compromettere significativamente il risultato finale.

Certo, a volte l'arrendevolezza può sembrare esagerata e disturbante, come capitato nel caso di Ocon a Montecarlo quando raggiunto da Hamilton. Ma non si può nemmeno dimenticare che una difesa inutile potrebbe portare ad attacchi "fuori misura" e quindi a situazioni ancor più spiacevoli e negative. Magari non solo in pista, ma anche fuori, con ripercussioni sulla carriera, considerando che comunque Esteban è un "pilota Mercedes" e quanto successo in occasioni passate per molto meno (Jaime Alguersuari e la Red Bull, giusto per promemoria). E questo dovrebbe far capire meglio le situazioni non sempre piacevoli con cui ha a che fare un pilota all'atto di compiere certe scelte in pista.

L'occasione della conferenza permette qualche domanda anche sul loro futuro, in quanto pedine piuttosto importanti nei movimenti di mercato piloti. «È sempre positivo quando ci sono tante voci che ti riguardano - risponde Ocon - vuol dire che stai facendo bene. Però ora voglio concentrarmi sul lavoro, vedremo, non sono preoccupato e ci sono tante opportunità. Per quanto riguarda Checo, c'è sempre stata una grande rivalità tra noi, ma è positiva, ci spinge a fare meglio. Chiaramente sto collezionando sempre più esperienza: verso la fine dell’anno scorso ero più contento del rapporto interno al team. È una grande battaglia, vogliamo l'un l'altro finire davanti, è una rivalità sana e il rapporto è ottimo. Opzioni Renault o Mercedes? Non è un segreto che la mia situazione sia gestita da Mercedes, ma preferisco non entrare nei dettagli del mio contratto».

Anche a Sainz viene chiesto in merito alla sua situazione contrattuale e sul rapporto con il compagno di squadra. «Per il prossimo anno la situazione è più o meno uguale a quella di qualche settimana fa. Non è cambiato nulla rispetto a Renault e Red Bull. Finché non ci saranno cambiamenti tra le parti, finché non firmerà Ricciardo per esempio, anche la mia situazione resta incerta. La mia priorità è sapere cosa faranno Red Bull e Daniel, poi insieme al mio management valuteremo la situazione migliore. Per quanto riguarda la lotta con Nico, le cose nel team vanno piuttosto bene, anche se a livello di punti le ultime gare non sono state positive».

Comunque Carlos mantiene un certo ottimismo e spiega il motivo: «Da Baku in poi ho trovato un assetto che mi fa sentire più a mio agio, per cui sono molto contento della macchina e della velocità che riesco a esprimere. Certo se avessi ottenuto i punti che erano nel mio potenziale, la mia situazione sarebbe migliore, ma il team sa di cosa sono capace in termini di velocità. I punti in classifica non riflettono lo stato reale delle prestazioni e del tuo valore nel campionato».

Deluso da Renault? «Non posso essere deluso o contento. Ho spinto molto per unirmi a questo team, avevo tanta fiducia nel progetto. Tutti sono contenti delle mie prestazioni e come stanno andando le cose. Ora poi questa pista si addice meglio alle caratteristiche della nostra macchina, dopo piste veloci sulle quali non siamo molto forti».

Dalla platea si chiede infine in merito alla possibilità di affiancare Fernando Alonso in McLaren, l'anno prossimo, visto che Stoffel Vandoorne è dato quasi certo partente. «Vuoi un titolone, vero? - risponde Carlos, che prosegue - Non voglio commentare nulla, posso solo dire che non è cambiato nulla: il mio futuro è deciso solo da Red Bull e non sono legato a nessun altro team, al momento. In ogni caso mi sento pronto a battere chiunque: è questione di spirito da pilota e di fiducia in me stesso. Fernando probabilmente è il "compito" più difficile tra quelli che puoi incrociare in pista, ma sarei pronto a tutto».