Nel mondiale più bello e intenso dell’era ibrida e non solo lui ci mette il carico della spettacolarità scenica. Quando esce dalla macchina dopo la pole di Silverstone, dopo la cavalcata vincente di Hockenheim, quel trasmettere fisicamente l’idea dell’atleta stremato per lo sforzo mentale e tecnico. È l’Hamilton-show che contribuisce a innalzare la percezione della sfida. Fatta di velocità estrema e di calcolo, di affondi vincenti e di difese quando le munizioni non sono all’altezza dell’artiglieria dell’avversario, fatta, soprattutto, di una pressione enorme sotto la quale è un attimo sbagliare.

È capitato troppe volte a Sebastian Vettel e sul piatto si contano i punti assenti. Nel giovedì del Gran Premio d’Ungheria, Lewis Hamilton si prepara a un fine settimana teoricamente sfavorevole alla Mercedes e analizza la fantastica sfida con la Ferrari che ha acceso il mondiale e lo terrà vivo fino all’ultimo.

«Gli errori più piccoli pesano ancor di più, abbiamo raggiunto nuove vette in termini di pressione. È la battaglia più intensa e corriamo contro una squadra che quest’anno è più veloce di noi. La Ferrari ha compiuto un passo in avanti come possono vedere tutti, hanno migliorato le prestazioni in qualifica e non mi faccio illusioni: dovremo lottare a fondo», spiega.

Quanto vada forte la SF71H è oggetto delle attenzioni dei team avversari, a carpire segreti, interrogarsi e (interrogare la FIA) sulla legalità di un progetto non solo al vertice ma riferimento tecnico in griglia. È diverso ed è splendido il mondiale in corso: «Lo scorso anno c’era maggior equilibrio, in alcuni week end loro erano più veloci, in altri eravamo noi più rapidi, ma quest’anno pende maggiormente dalla loro parte e siamo costretti a dare più di quel che abbiamo nei week end di gara e provare a estrarre il più possibile quando non siamo abbastanza veloci.

La pressione di dover estrarre assolutamente ogni millimetro, ogni granello, è assolutamente più alta che mai. E l’ambizione dei piloti, mia e di Sebastian, ad esempio, è più grande che mai».

Sull’errore commesso da Vettel a Hockenheim replica a modo suo. Un po’ come accadde al Paul Ricard, lo sbaglio in partenza, “i 400 metri che devi fare alla perfezione. Io ci sono riuscito”.

«Nessuno è perfetto. Sotto tanta pressione io lavoro tanto per pormi nella condizione mentale e fisica che mi farà cedere per ultimo. È realmente questa la mia mentalità». L’immagine del “ne resterà solo uno” la colleghi naturale all’analisi di Lewis.

L’Hungaroring non sarà il più semplice degli appuntamenti. Non per questo abdica in partenza alle possibilità di sfidare Vettel e la Ferrari, i due Red Bull e la RB14. Le puntate della vigilia vanno fatte su questi protagonisti, sulla carta. «Questo week end sarà la stessa sfida come ogni anno. Non è una pista di motore, ci sono le Red Bull spesso vicine, le Ferrari che un anno fa furono le più veloci, sarà probabilmente lo stesso quest’anno.

Alla fine proveremo a fare di tutto per migliorare e speriamo che la macchina sia migliore su questo tipo di piste. Potrebbe essere il secondo tracciato più difficile sul quale superare ed è forse il secondo più stretto. Sono qui con la determinazione di centrare la prima fila e ho bisogno di essere in prima posizione, ecco il mio obiettivo».