C’è il risultato ottimale, il massimo possibile, quella vittoria che per la Ferrari doveva essere l’unico obiettivo da inseguire nel Gran Premio d’Ungheria. Poi c’è il massimo relativo, legato agli sviluppi di un sabato imprevisto, da una pioggia che rilancia prepotentemente Hamilton e la Mercedes su un circuito altrimenti ostico da interpretare meglio di chiunque altro. Tattiche di gara differenziate tra Vettel e Raikkonen, gomme di conseguenza, un via senza la concreta chance di poter attaccare anche solo una delle Mercedes. Difficile stravolgere il copione scritto dopo il primo giro, per le due Ferrari.

Ci prova Seb nel finale, su un Bottas lasciato in pista a difendersi alla meno peggio con gomme al limite, impiegato nel ruolo di gregario che, al finlandese, inizia a dar fastidio e le dichiarazioni post-gara ne sono una chiara manifestazione.

Duplice arrivo a podio, comunque, per Seb e Kimi: non può soddisfare. Perché vedono Hamilton allungare nel mondiale Piloti e una chance di vittoria sfuggire senza la possibilità di trovarsi in partita. O, meglio, nei giri tra il pit di Lewis e quello di Sebastian, la partita per sfidare la leadership è stata sul tavolo, ma Hamilton ha saputo replicare alla grandissima e neutralizzare la minaccia di un overcut con troppi secondi per Vettel da mettere insieme (circa 7") con gomme Soft molto vissute - sebbene gestite al meglio - sulla SF71H di Seb perché potesse concretizzarsi. Il tempo perso al pit-stop ha fatto il resto.

Da terzo, Vettel non ha potuto far altro che seguire Bottas, spingere una volta avuta pista libera, riprendersi la posizione nelle battute finali: «Siamo stati fuori posizione in rapporto alla velocità che avevamo, il passo era all’altezza di quello di Lewis». Ma le sfide dell’Hungaroring, il sorpasso al limite dell’impossibile, non si scoprono oggi. Costruire un attacco nel primo stint era qualcosa di impensabile per la differenza di passo necessaria e l’esigenza di sfruttare il “piano C” (quindi una prima parte di gara molto lunga per montare le Ultrasoft nella seconda) dettato a Vettel da Riccardo Adami al giro 21.

«E’ stato complicato capire quando rientrare, al pit abbiamo avuto un piccolo problema e siamo tornati in pista dietro Valtteri, con le sue gomme che erano troppo fresche (per attaccare; ndr) e ho preso dello spazio per dare tutto negli ultimi 10 giri, ha funzionato.

Confidavo di poterlo passare alla fine, il secondo posto è il massimo ottenibile oggi anche se non è quello che volevamo», racconta Seb.

Sorpasso finale che la direzione gara ha annotato senza prendere però alcun provvedimento, Vettel chiaramente davanti alla Mercedes di Bottas (penalizzato per la successiva manovra con Ricciardo). Dalla prospettiva di Seb, l’episodio che è valso il secondo posto e il terzo di Kimi Raikkonen è chiaro: «Ero già davanti, non sono andato troppo a fondo in staccata e ho sentito un colpo da dietro, non ero sicuro cosa fosse, poi ho visto Valtteri negli specchietti e sono stato fortunato a non riportare danni alla macchina e poter proseguire».