Due squadre in lotta per il mondiale, tre in grado di vincere un gran premio, seppur in condizioni specifiche nel caso di Red Bull. Eppure, la Formula 1 resta troppo prevedibile. È l’accusa mossa all’intera fase turbo-ibrida. Non che prima si stesse poi molto meglio. Fernando Alonso renderà più povera la categoria con la sua uscita di scena. Comprensibile la scelta, vista l’assenza di un volante di vertice per correre nelle posizioni che gli competono. Prima ancora della prevedibilità dell’esito dei gran premi è questo il punto del contendere.

Chi dovrà provare a cambiare volto alla categoria, assicurare una maggiore variabilità del risultato, quantomeno l’incertezza dell’ordine d’arrivo, dà ragione alle critiche mosse da Alonso. Sean Bratches, responsabile commerciale del Circus, ha commentato: «Penso che Alonso abbia ragione, abbiamo un piano per risolvere la prevedibilità della Formula 1, spero che sia ancora in giro per 10 anni e ne faccia parte. È stato un ambasciatore fenomenale dello sport, un eroe, una leggenda».

Sterzi a parte: In difesa di Fernando Alonso

I correttivi a breve termine, la nuova aerodinamica anteriore del 2019, non sono certo gli interventi radicali che possono modificare lo scenario. Con lo sguardo rivolto al 2021, lo stravolgimento regolamentare annunciato sulle power unit è stato posto interamente in discussione negli ultimi mesi: senza nuovi motoristi a confermare il loro ingresso, che senso ha cambiare? È l’idea di Mercedes e Renault, a spingere per il mantenimento dell’attuale architettura, con alcuni correttivi. Stabilità che favorisce l'avvicinamento, in teoria. Nella pratica scopri i progressi enormi Ferrari a scavalcare la PU Mercedes e l'incapacità Renault di chiudere quel gap.

Più componenti della monoposto standardizzati, ergo: meno diavolerie incomprensibili al tifoso sulle quali fare la differenza. E' un’altra delle strade battute da Liberty Media per livellare la competizionee, fino al nodo cruciale che è la ripartizione dei premi e la limitazione dei costi.

«Credo ci sia una possibilità per la Formula 1 di essere meno prevedibile ed è importante che arriviamo all’obiettivo. Se guardiamo ai gran premi, dal 2015 sono tre squadre hanno vinto una gara, solo tre, perciò è piuttosto prevedibile.

Guardando alla Premier League, dal 2014-2015 le tre squadre di fondo classifica hanno sconfitto o pareggiato contro le sei migliori squadre nel 29% dei casi. Diciamo che se sei il Cardiff quest’anno, a meno che tu non sia un pazzo ottimista, e a parte il Leicester, non puoi pensare di vincere il titolo. Ma se giochi contro il Chelsea o il Manchester City sai che puoi vincere. In Formula 1 non accade», ha spiegato Bratches.

L’imprevedibile nella Formula 1 è il sabato di pioggia all’Hungaroring, che cambia il volto a un week end. Sempre meno è nell’affidabilità: il cedimento tecnico, pure presente quest’anno in diverse occasioni, è diventato una rarità, diversamente da epoche passate. L’imprevedibile è nell’errore di pilotaggio (chiedere a Sebastian Vettel per conferme).

Sull’addio di Fernando Alonso, Bratches ha concluso: «Sono rimasto deluso da un punto di vista del business. Ha corso per tanto tempo e ha scalato le vette più alte dello sport, rispetto la sua decisione di cambiare. Spero potremo ingaggiarlo nei panni di ambasciatore del nostro grande sport».