Dall’Università della Guida, da Spa-Francorchamps, si riparte con statistiche da aggiornare e primati da conquistare. Gran Premio del Belgio che taglia una simbolica ricorrenza, i 20 anni da una delle partenze più caotiche che la Formula 1 ricordi (i tre “tentativi” necessari a Zeltweg nel 1987 sono, tuttavia, degni rivali). Edizione del 1998 consegnata ai libri di storia per la carambola sotto la pioggia in partenza, innescata da David Coulthard che perse il controllo della McLaren in uscita dalla Source. In quattro non riuscirono a prendere il secondo via, che escluse subito l’allora leader della classifica, Mika Hakkinen.

Spa ‘98 diventa un momento centrale per le ambizioni di titolo di Schumacher e della Ferrari, dietro di 7 punti nel mondiale e con la chance di sorpasso dopo il ritiro di Hakkinen. Una cavalcata vincente, un dominio incontrastato sotto l’acqua si trasforma in un incredibile ritiro con il tamponamento della McLaren di Coulthard in fase di doppiaggio, quest’ultimo reo d’aver sollevato il piede dall’acceleratore, in traiettoria, nel tratto prima di Pouhon. Nella nube d’acqua Schumacher non può aspettarsi che Coulthard proceda così piano, in traiettoria: lo tampona, strappa la sospensione anteriore destra e prosegue fino ai box su tre ruote, dove rientra anche la McLaren, senza più ala posteriore. 

È il prologo all’incazzatura più plateale che si ricordi del Kaiser, che salta giù dalla macchina e va a cercare Coulthard nel box con uno Stefano Domenicali, che prova invano a placare l’ira di Schumi in pitlane. La gara vide solo 6 piloti al traguardo, vinse Damon Hill davanti a Ralf Schumacher (doppietta Jordan), terzo fu Jean Alesi su Sauber.

Spa-Francorchamps inevitabilmente si lega a doppio filo al campione tedesco, legame recentemente rispolverato dalla prima vittoria di Mick Schumacher in Formula 3. Resta recordman di successi, sei, uno più di Ayrton Senna, due più di Jim Clark e Kimi Raikkonen. Aspettando un rinnovo di contratto che è nell’aria, Kimi domenica prossima punta al podio numero 100 in carriera, varrebbe il quinto posto nella speciale classifica (155 podi Michael Schumacher, 126 Hamilton, 106 Prost e Vettel).

Statistiche da aggiornare anche alla voce gran premi corsi con un solo team. Lewis Hamilton è già l’unico pilota a poter contare sulla “tripla cifra” raggiunta con due scuderie, in Belgio l’equilibrio perfetto tra gare corse con Mercedes e con McLaren volterà verso il team di Stoccarda, 111 a 110. Una pole position al sabato, invece, lo porterebbe al record di partenze al palo (5) in Belgio. Vincere, invece, vorrebbe dire eguagliare le vittorie di Kimi Raikkonen.

Chi non ha mai vinto a Spa – e difficilmente potrà farlo nel week end in arrivo – è Fernando Alonso. Il circuito può ritenersi una vera bestia nera, considerati anche i 6 ritiri in carriera: solo a Montreal ha un ruolino peggiore, con 8 ritiri, dove però ha vinto nel 2006.

Per un campione certo dell’uscita di scena a fine anno, un altro pilota è fortemente a rischio permanenza in Formula 1. Romain Grosjean potrebbe restare a piedi se dovesse concretizzarsi la promozione di Leclerc in Haas e la conferma conseguente di Raikkonen in Ferrari. Il francese, a Spa, tre anni fa, ha ottenuto l’unico podio in carriera nell’era turbo-ibrida. Sulla Lotus prese la posizione, la terza, che fino a due giri dal termine era di Sebastian Vettel, prima che esplodesse la gomma posteriore sinistra, utilizzata oltre il limite massimo di giri previsto da Pirelli (“suggerimento” che venne introdotto successivamente a quell’episodio controverso e che portò Vettel a criticare apertamente il gommista).

Sarà un Gran Premio del Belgio off-limits per Red Bull, destinata a soffrire su un circuito veloce. Lo scorso anno Ricciardo ottenne un podio, mentre Verstappen fu costretto al ritiro dal cedimento della power unit. Max, in tre gare disputate a Spa, non è mai partito meglio dell’ottava posizione in griglia e non ha mai effettuato anche solo un giro tra i primi quattro in gara.