Domenica scorsa chiamava il dodicesimo uomo in campo, il tifo di casa a stringersi intorno alla Ferrari, come sempre quando la tappa è Monza. Maurizio Arrivabene firma autografi tra la gente, al festival della Formula 1 a Milano è il volto della “Ferrari di tutti”, concetto che ha accompagnato la riorganizzazione tecnica voluta due stagioni fa e a produrre, oggi, i risultati migliori. «Penso che in Italia non ci sia bisogno di Maurizio perché la gente tifi Ferrari, è bello vedere il calore della gente, è stato giusto da parte nostra avvicinarci alla gente con Sebastian e Kimi. Noi avremo una grande responsabilità domenica, con il 12° uomo in campo, questo splendido pubblico, i nostri italiani, ci sentiremo più protetti e aiutati. Vediamo di far bene», commenta.

Ferrari che deve proseguire sullo slancio costruito in Belgio, dove il progetto SF71H ha espresso al meglio la propria competitività sull’asciutto. Da rivedere procedure, tempi e gestione della Q3 di qualifica bagnata. Gli elogi di Seb Vettel al lavoro dei motoristi non oscurano il gran lavoro portato avanti dai tecnici di ogni reparto e dagli uomini concretamente a realizzare, produrre, trasformare le idee in componenti per migliorare il progetto: «Riguardo a noi, ho letto tutti gli articoli che hanno fatto piacere ai ragazzi che lavorano a casa, sulla macchina, poi ho dovuto ricordare che non siamo davanti nei due campionati, stiamo inseguendo, testa basta e avanti tutta.

La gara di casa è importante indipendentemente che tu abbia vinto o vada a vincere dopo. Per noi sarebbe un sogno, sarebbe bello regalare alla nostra gente, all’Italia, il trofeo del GP d’Italia. La responsabilità c’è da sempre, quest’anno ancor di più avendo vinto la gara precedente, senti più pressione. Queste sono le gare e ci siamo abituati».

Questione d'abitudine. E il discorso da Ogni maledetta domenica infiamma il pubblico. Conta come arrivi a lottare per il traguardo sudato e l'abitudine che fai a superare i momenti più difficili, oggi li vive Mercedes: «Non sono abituati. Noi gli anni scorsi stavamo zitti, testa bassa, le prendevamo, cazzotti a destra e sinistra e ci rialzavamo. Siamo abituati, loro no. Il discorso fatto ai ragazi è semplice: teniamoli sotto pressione, prima o poi, nel momento in cui li raggiungiamo, noi siamo quelli cattivi, che le hanno prese, sappiamo quanto fa male, ora è il momento di darle».

Monza porterà un pacchetto aerodinamico specifico, tanto è unica la gara all’interno del Parco nazionale. Ali scariche, minor resistenza possibile, il carico necessario per le due di Lesmo, la Ascari e la Parabolica: il progetto SF71H da Monza (2017) è nato per migliorare i punti deboli della SF70H. E le uscite precedenti quest'anno, su piste veloci e per anni ostiche, hanno promosso il lavoro fatto a Maranello.

«Questa è una squadra giovane, è giovane ma sta maturando, c’è voluto del tempo e oggi si cominciano a raccogliere i risultati e il lavoro non fatto da uno ma da tutti, è la Ferrari di tutti. Abbiamo molte persone che non fanno parte della squadra pista ma si stanno impegnando adesso: ho una foto di un pezzo della macchina inviato dai ragazzi del reparto compositi, poi i ragazzi della fonderia – non è certo l’ambiente ideale dove lavorare soprattutto in estate – gli elettronici che scrivono i software come fossero spartiti, motoristi, telaisti, tutti: è una squadra giovane ma è maturata molto. Non garantisco niente per la fine del campionato, tutti però lo vogliono (il mondiale; ndr) e sapete cosa intendo», aggiunge Arrivabene.

L’evoluzione del progetto SF71H è stata continua, accorgimenti mirati in funzione del circuito ed è anche il metodo di lavoro ad aver ricevuto un adattamento rispetto a un anno fa: «La data di Monza è sempre la stessa, dipende da quanto sei preparato all’evento. L’anno scorso non arrivammo in una brutta condizione, onestamente. Quel GP non andò come ci aspettavamo, l’importante è concentrarsi gara su gara, è molto importante. Nel momento in cui un GP è passato devi, soprattutto nelle analisi - capire cosa non è andato e pensare immediatamente alla gara dopo. La lezione imparata lo scorso anno è lavorare in modo più specifico su ogni circuito, quindi vedremo cosa siamo stati capaci di inventarci qui a Monza».