Maurizio Arrivabene parla di serenità, stato d’animo che si respirava nel box Ferrari nelle fasi decisive della qualifica a Monza. Serenità che vivi quando sai di poter contare su solide certezze tecniche, che questa SF71H offre da inizio anno. Al team e ai due piloti il compito di finalizzare, portare a casa il risultato. Arriva con una prima fila tutta Ferrari, non accadeva a Monza dal 2000, anno di grazia che interruppe un digiuno mondiale ultraventennale. Siamo al decennio, oggi, dal Raikkonen 2008.

«Guarda è una doppia pole position, è un sogno qua a Monza, però come dico sempre la gara è domani. Arriviamo rilassati, sereni, sorridenti, guarda questo pubblico stupendo, il cuore va a loro, al lavoro dei ragazzi qua e a casa, calma adesso che la gara è domani. I punti non si fanno sabato, si fanno la domenica», racconta subito, a caldo.

«La qualifica mi è piaciuta molto, i ragazzi erano molto sereni, era una qualifica molto molto tirata e ho visto una squadra concentrata e serena. Nell’ultimo tentativo di Q3 ognuno faceva il suo, eravamo in marcatura con Red Bull, con Mercedes, avendo imparato nel secondo tentativo dal primo: le scie, sapete cosa intendo». La recente era tecnica in Formula 1 ha cambiato quello che un tempo non era teorema ma quasi dogma: se entravi in Parabolica davanti, sul traguardo eri certamente dietro. Si diceva valesse soprattutto in gara, su quel traguardo che vide nel 1971 una volata unica nella storia della Formula 1.

Costruire scientificamente il gioco delle scie è complicatissimo e, salvo non eleggere un pilota a “traino” designato, incrociare la scia nel momento ideale del giro è un misto di tempistica, posizione in pista e fortuna. Se avviene, il vantaggio esiste ed è indiscutibile. «Sai, in Formula 1 la storia ci insegna che non c’è niente di certo, qui contano molto le scie, Vettel stava prendendo quella di Verstappen, Kimi un’altra, i due Mercedes se le davano tra di loro, è normale, qui a Monza funziona così. Mi ricordo queste cose da ragazzino quando vedevo le gare dietro le reti, oggi sono al muretto e non è cambiato niente.
Sebastian era assolutamente informato via radio dei distacchi, qui è anche una questione di avere il gap giusto in secondi, ho parlato di scie ma mettere due rosse in pole vuol dire che la macchina è davvero forte. Quando lotti a due sono importanti anche le scie, basta un po’ di gap in più o in meno e riesci a dare il boost».

L'analisi delle qualifiche: Tutti grandi, ma che Kimi!

Arrivabene che non dimentica la squadra, tutta. La Ferrari che ha mandato in pista una SF71H così competitiva e che in 12 mesi è passata dal rimediare decimi al giro a Monza a lottare e battere la Mercedes. «Devo fare i complimenti anzitutto a Mattia che ha gestito in maniera favolosa i tecnici, ci sono vittorie di squadra, non bisogna dimenticare i ragazzi dei compositi che ieri notte ci hanno portato un’ala, tutti i ragazzi che sono a Maranello: i punti si fanno domenica ma è stata una gioia immensa.

Avevo chiesto il 12° uomo, sulle tribune sembrava di essere in uno stadio di calcio, grazie ai tifosi. Siamo qua per dare il sorriso ai ragazzi sulle tribune e lungo tutta la pista che ci hanno spinto, un abbraccio a tutti».