L'intervallo di tempo che ha separato i due GP di Monza e di Singapore è stato sostanzialmente monopolizzato dalle due facce della stessa notizia: il termine del contratto di Kimi Raikkonen con la Ferrari (con relativo passaggio alla Sauber) e la conseguente sostituzione con Charles Leclerc. Un passaggio di consegne che ha avuto come ovvio schiere di tifosi "pro" e "contro", ma con una ben precisa differenza rispetto ad altri casi del genere: in questo caso non era in discussione l'alternanza tra questi due piloti, peraltro ampiamente prevista, ma solo la sua tempistica.

In parole povere, se fosse stato opportuno farlo già per la stagione 2019 o se forse non sarebbe stato meglio aspettare un altro anno. A favore della seconda ipotesi, dal lato di Kimi valeva un seguito ancora nutrito di sostenitori che da un lato non dimenticano come sia l'ultimo pilota campione del mondo con una Ferrari (2007) e dall'altro riconoscevano che quest'anno avrebbe potuto fare ben di più se fosse stato sostenuto meglio dalla sorte e dal muretto, per cui avrebbe meritato una seconda chance nel 2019. Ottimi motivi sentimental-sportivi che però, nella F1 miliardaria e spersonalizzante di oggidì, ben difficilmente ci si poteva aspettare venissero presi in considerazione.

C'è tuttavia un secondo punto di vista: quello di Charles. Vale a dire, quello di un pilota ancora 20enne (compirà i 21 il prossimo 16 ottobre) e che arriverà in un team di primissimo piano dopo una sola stagione di "apprendistato" in F1. Anche qui sia ben chiara una cosa: nessuno mette in dubbio l'abilità e le capacità del pilota monegasco, anzi. Solo, potrebbe essere troppo presto per andare non soltanto a guidare una macchina top, ma soprattutto a rappresentare un marchio del "peso" di Ferrari. E di quanto ciò significhi, Leclerc ne ha avuto un assaggio già in questo venerdì di prove a Singapore.

Ovviamente non ci riferiamo alle continue interviste e agli interventi pubblici che è stato chiamato a sostenere con questo improvviso innalzarsi della popolarità. E nemmeno alla maggiore responsabilità alla quale è e sarà chiamato: in questo momento, per come dovrà soppesare accuratamente le sue dichiarazioni; in futuro, per la necessità di risultati. Ma queste sono cose alle quali Charles si può preparare, e anzi è già portato: il ragazzino è molto intelligente e addirittura diremmo molto saggio per la sua età. Già da quando è entrato nell'orbita del Ferrari Driver Academy e da quando guida per la Sauber Alfa Romeo, è stato molto misurato nel suo ruolo.

Il problema è che quando guidi (o guiderai…) per la Ferrari, non ti si perdona più nulla, e appunto lo si è visto proprio questo venerdì di prove libere a Marina Bay. Quando cioè Charles ha stretto un paio di centimetri di troppo la "piega" a destra che porta a curva 13. Un punto per nulla facile come sembra a qualcuno, perché in quinta marcia a 220 orari devi impostare la staccata fino alla seconda marcia stando il più a destra possibile sterzando, sennò perdi parecchio tempo sull'allungo successivo da 285 km/h. Una sbavatura che si è rivelata distruttiva per la sospensione anteriore destra. E apriti cielo!

A questo punto sono piovute le accuse di non saper sopportare la pressione (quale? quella - nulla - delle prove del venerdì?), ignorando del tutto le naturali difficoltà di chi vede per la prima volta un tracciato così difficile. Accomunato in questo solo a Brendon Hartley e Sergey Sirotkin, che sono stati molto guardinghi: ma purtroppo il risultato di questa prudenza lo si vede anche nella lista dei tempi… Non parliamo poi dell'onta massima per un pilota di F1 odierno: essere paragonato a Max Verstappen per gli errori in pista, dato che questo incidente è stato immediatamente associato a quelli che l'olandese ha commesso (due volte) a Montecarlo. A noi piace evidenziare piuttosto che nell'errore Charles non è andato nel panico e ha portato subito la macchina in una zona sicura: questo indica freddezza anche in una situazione difficile.

Insomma, sembra davvero impossibile, quando sei ormai "un pilota Ferrari", che un errore sia valutato per quello che alla fine è: uno sbaglio momentaneo, sempre possibile quando sei al limite a oltre 200 orari. Insomma, l'automobilismo è uno sport estremo. O davvero vogliamo arrivare a valutare gli incidenti di gara con il Codice della Strada in mano, come sembra fare qualcuno? Davvero pensiamo che guidare una monoposto sia valutabile come una gitarella al mare in macchina? Un metro di giudizio che, manco a farlo apposta, si è ripetuto alla sera quando a sbagliare è stato Sebastian Vettel.

Mandato in pista per la simulazione di qualifica, si è visto subito che il tedesco aveva per le mani una monoposto che "non stava giù", cioè molto instabile. Le ultime modifiche effettuate non avevano dato un riscontro positivo, e si parla di test incrociati con quelli di Raikkonen (quindi prove fatte proprio per vedere che differenze potessero dare: a cosa servono sennò i test?) ma Seb ha proseguito al massimo proprio per avere riscontri validi e probanti. Purtroppo una scivolata più ampia del previsto l'ha portato a "grattare" un po' troppo pesantemente il muretto in uscita da curva 21, facendogli preferire prendere la via dei box.

Dovrebbe essere evidente che, pur senza il crono finale, i riscontri su 21 di 23 curve dovrebbero essere già sufficienti per gli ingegneri. Inoltre, anche se non è stato possibile proseguire le prove (sperando che i dati sui long run raccolti con Raikkonen siano sufficienti) i danni materiali sono stati limitati. Per non parlare del solito "è solo venerdì" che dovrebbe mettere tutto a tacere. Ma anche in questo caso si è subito parlato di un Vettel che continua a sbagliare, che non regge la pressione, e così via. Questo quando altri piloti in pista hanno sbagliato come e più di lui

Proprio in questo frangente, per capire "come funzionano" certi atteggiamenti, abbiamo uno splendido esempio di pilota "non Ferrari" che ha fatto un errore ben più grave, quasi da dilettante e che poteva risolversi con danni ben più seri. Eppure è stato bellamente ignorato, proprio perché non guida una Ferrari. Parliamo nientepopodimenoche di Lewis Hamilton: l'episodio è stato quando, nell'arrivare a una staccata poco dietro proprio a Vettel, l'inglese ha pasticciato nell'indecisione se superare o no. Il risultato è stato un bloccaggio molto forte che oltre a compromettere un set di pneumatici (errore fatto due volte nelle prove da Lewis) ha quasi portato la Mercedes a travolgere la Ferrari, mancandola per un soffio. Insomma, un errore dilettantesco e che poteva portare a farsi/fare male, ma che nessuno si è azzardato a stigmatizzare al di là del necessario (cioè poco più di zero).

Questo non è per criticare Hamilton - ripetiamo: nelle prove gli errori sono più che possibili e pure giustificabili, specie quando si cerca il limite estremo - ma solo ed esclusivamente per far capire come la regola dei "due pesi - due misure" non valga sempre solo per i commissari (ammesso che) ma anche per gli appassionati che "vedono rosso" (sia pro che contro). Il nuovo acquisto di prima squadra Ferrari dovrà dunque andare fortissimo ma non commettere il minimo errore, fare la sua parte fuori pista senza farsi distrarre, agire da pilota esperto anche se non ha esperienza... Insomma, il classico "tutto e il contrario di tutto". Riuscirà il bravo Charles Leclerc a gestire/sopportare tutto questo? Già Seb Vettel sta facendo molta fatica, nonostante tutto quello che ha fatto (con il suo contributo, non stiamo certo affermando abbia fatto tutto lui) per portare la Ferrari all'attuale livello…

Il problema è che la "pressione Ferrari" non è qualcosa che un pilota può valutare o alla quale può resistere da solo, contando sulle proprie forze mentali: perché semplicemente non dipende da lui, ma da come certi appassionati mutano atteggiamento anche per motivi futili o inconsistenti. Gli esempi possibili sono tanti, tra quelli riportati in questa occasione e tra quelli che potrebbero raccontare tanti piloti del passato "rosso", a partire proprio da Raikkonen appena allontanato per via di una stagione che se è stata scialba non è certo principalmente per colpa sua. E sappiamo benissimo che si potrebbero fare tanti altri nomi "di spessore"…